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Marco Brunazzo

Elezioni amministrative in Trentino:
plus ça chang
e?

1. Introduzione

Il 9 novembre 2009 si sono tenute le elezioni per la nomina del nuovo governo provinciale trentino. Contro le aspettative (alimentate da molti sondaggi politici, che davano il centrodestra e il centrosinistra molto vicini) la riconferma del presidente uscente, Lorenzo Dellai, e della coalizione di centrosinistra è stata ampia e senza ombre. Dellai guiderà per la terza volta consecutiva la Giunta provinciale atesina, confermando cha la Provincia autonoma di Trento (ad eccezione, ovviamente, di Alto Adige e Valle d’Aosta) resta l’unico luogo nel Nord-est italiano che resiste all’affermazione del centrodestra.

Eppure, i numerosi elementi di continuità che hanno caratterizzato il risultato di queste elezioni non devono nascondere gli elementi di novità rispetto al passato, che sono ancora più numerosi. La coalizione di centrosinistra si è presentata profondamente rinnovata: dopo un ampio dibattito, a volte caratterizzato anche da toni particolarmente aspri, e sull’onda delle trasformazioni intercorse a livello nazionale, i consolidati partiti della Margherita e dei Democratici di sinistra (Ds) sono stati sostituiti dall’Unione per il Trentino (Upt) e dal Partito democratico (Pd), che non sono semplici ridenominazioni dei due partiti precedenti, ma loro disaggregazioni e riaggregazioni. Le novità sul versante di centrodestra non sono meno evidenti: queste elezioni hanno visto un affermarsi della Lega nord (Ln) in una terra tradizionalmente non fertile per questo partito, e la nascita del Popolo della libertà (Pdl), che ha riunito in un cartello elettorale Forza Italia (Fi) e Alleanza nazionale (An). È da notare che il successo della Ln è stato accompagnato da un ridimensionamento dei consensi ottenuti dal Pdl.

In questo articolo si presenteranno gli elementi di continuità e discontinuità riscontrati nelle elezioni provinciali trentine. Nella prima parte verrà presentato il versante dell’offerta, ovvero le coalizioni che hanno preso parte alle elezioni, i candidati alla presidenza e i loro programmi. Nella seconda parte verranno invece presentati i risultati elettorali, servendosi soprattutto degli strumenti offerti dalla geografia elettorale. In conclusione, verranno brevemente considerate le implicazioni che le elezioni trentine hanno avuto (e potrebbero avere) per gli scenari politici nazionali, soprattutto nell’ambito del centrosinistra.

2. L’offerta politica

Per capire la strutturazione dell’offerta politica occorre considerare prima di tutto la legge elettorale con cui si è votato. Approvata con le legge provinciale del 5 marzo 2003, n. 2, la legge elettorale stabilisce l’elezione diretta del Presidente della Provincia, contestualmente a quella dei membri del Consiglio provinciale. Il Pre­sidente della Provincia nomina al massimo otto assessori, tre dei quali possono essere scelti anche esternamente al Consiglio. Il Vicepresidente è necessariamente scelto, invece, tra i consiglieri. Il Consiglio provinciale è composto da 35 consiglieri e resta in carica cinque anni. Alle liste che appoggiano il presidente eletto sono assegnati un minimo di 18 e un massimo di 24 seggi, compreso quello del Presidente, che è consigliere provinciale. I seggi diventano 21 se le liste collegate al presidente eletto hanno raggiunto il 40 per cento dei voti validi. I restanti seggi sono attribuiti alle forze politiche di opposizione, e un seggio è sempre riservato a un candidato espressione dei comuni ladini (Campitello di Fassa, Canazei, Mazzin, Moena, Pozza di Fassa, Soraga e Vigo di Fassa). I candidati presidente non eletti sono proclamati consiglieri se le liste che lo appoggiano hanno ottenuto almeno un seggio.

Questa legge elettorale di impronta maggioritaria è stata usata per la prima volta nelle elezioni del 2003, sulla scia delle riforme maggioritarie introdotte, a livello nazionale, a partire dal 1993 e, a livello locale, dal 1994 con la legge sull’elezione dei sindaci e dei consigli comunali. L’obiettivo che questa riforma si poneva era quello di semplificare il quadro politico favorendo, al contempo, la stabilità dei governi provinciali. Vi sono pochi dubbi sul fatto che questi obiettivi siano stati almeno parzialmente raggiunti. Non tanto per quanto riguarda il numero dei partiti che si presentano alle elezioni (cosa che risente della tradizionale frammentazione del sistema partitico locale e nazionale) (tab. 1), quanto piuttosto per quanto riguarda il numero dei partiti rappresentati nel Consiglio provinciale, il cui trend ascendente è stato invertito (tab. 2). Inoltre, la legge sembra aver favorito una maggiore stabilità delle giunte che, storicamente, era stata garantita dallo strapotere democristiano, ma che, più di recente, era stata seriamente messa in discussione. Infine, essa ha sensibilmente ridotto i tempi per la formazione dei governi provinciali dopo le elezioni (tab. 3).

La legge elettorale ha avuto effetti di stabilizzazione della vita politica trentina, che però ha risentito in modo particolarmente marcato anche dell’influenza dell’evolversi della situazione politica nazionale. Per esempio, la nascita del Pd nazionale ha avuto come conseguenza la nascita del Pd trentino. Non si è trattato di un passaggio scontato. Il dibattito tra le forze politiche era da tempo impostato attorno alla nozione di un partito territoriale, ovvero un partito in grado di rappresentare gli interessi del Trentino versus gli interessi nazionali. Un partito, quindi, che, pur in un’ottica di dialogo con il centrosinistra nazionale, si facesse portatore prima di tutto delle istanze autonomistiche. Come ricorda uno dei principali ispiratori dell’idea del Partito territoriale, Sergio Fabbrini, “la Margherita ha avuto la funzione di dar vita a un partito che raccoglie la specificità autonomistica e territoriale del Trentino, che in parte c’era nella Dc. Finora è stato un ‘catch-all party’, un partito prenditutto. Andando al governo, ha dovuto misurarsi col fatto che il partito territoriale non è agnostico, anche se non è ideologico. Se il partito ideologico aveva un’idea su tutto, quello territoriale deve avere idee su qualche cosa: è un partito programmatico. È necessario anche sul piano istituzionale perché siamo un’autonomia, i nostri interessi si differenziano dagli interessi collettivi di altre realtà territoriali. Il partito territoriale è una strada da cui non si torna indietro. La sinistra è partita da basi territoriali, basta pensare alla sinistra battistiana trentina, alla Rete, a Solidarietà, ma tuttavia per una qualche pigrizia tende a preservare una predisposizione di tipo nazionale. La sinistra deve denazionalizzarsi, il centro deve europeizzarsi. La Csu, il partito catalano sono territoriali, ma hanno un’identità programmatica, si collocano o sul centrodestra o sul centrosinistra. Il centro può portare la cultura degli interessi diffusi sul territorio, la sinistra la capacità di sintesi di quegli interessi” (Ghezzi 2000).

Tabella 1: Percentuale dei votanti sul totale degli elettori; percentuale dei voti ottenuti dai partiti sul totale dei voti validi (1973-2008) *

Partito

1973

1978

1983

1988

1993

1998

2003

2008

% Votanti

91,9

91,8

89,3

88,9

87,0

79,2

74,21

73,13

Estr Sin 1

1,9

2,9

2,6

5,0

3,9

2,8

1,6

Pci-Pds-Ds

9,2

10,7

10,9

8,4

6,3

13,4

13,6

Psi **

10,9

9,1

9,5

12,6

1,9

Psdi

5,9

3,0

3,4

2,0

1,7

Pd

21,6

Dc

55,3

49,0

44,2

45,3

24,1

Upt

17,9

Pri

3,9

3,5

7,0

4,0

1,1

Ppi 2

22,0

25,9

Ri

2,2

Fi3

11,7

13,4

Pli

2,2

1,8

2,2

1,8

Msi – An

2,3

1,8

2,9

2,6

3,0

6,0

4,07

Pdl

12,3

Lega Nord

16,2

8,8

6,1

14,1

Patt

9,8

20,1

12,4

9,0

8,5

Udc

5,1

Pptt

9,0

13,1

Udeur

0,7

Altri 4

0,3

4,4

2,9

7,4

3,9

5,2

3,4

4,3

Altri 5

0,5

0,5

8,2

4,3

10,4

10,3

6,3

Altri 6

0,5

1,1

3,3

4,6

0,3

1,41

5,1

Altri 7

6,0

9,5

3,8

2,17

8,2

Note:

* Per il periodo 1973-1998 è stato preso in considerazione il collegio elettorale di Trento nell’ambito delle elezioni regionali.

** nel 2003, Socialisti insieme

1 Psiup-Dp-Pdup-Prc; nel 1993 Solidarietà e Prc; nel 1998 Verdi e Prc lista unica; nel 2003 Prc;
nel 2008 La Sinistra e Comunisti italiani.

2 Nel 1998 e 2003 Lista Civica Margherita.

3 Nel 1998 Fi e Ccd lista unica.

4 Nel 1973 Ladins; nel 1978 Ns; nel 1983 e 1988 Lv; nel 1993 Lat; nel 1998 Trentino Domani;
nel 2003 Su la testa, Pensionati, Lista Di Pietro; nel 2008 Civica Divina.

5 Nel 1973 Mdt; nel 1978 Lr; nel 1983 Uatt; nel 1993 Apt e Ad; nel 1998 Il Centro; nel 2003 Ual, Leali, Verdi e democratici, Centro popolare, Comunisti italiani; nel 2008 Verdi e democratici, leali e Ual.

6 Nel 1973 Pc(ml)i; nel 1978 Uit; nel 1988 Insieme, Ppp, Pens., St; nel 1993 Lega Tridente, Democratici, Lst, Pop.Trentino, Uct; nel 1998 Unitalia-Fiamma Tricolore; nel 2003 Lista Taverna; nel 2008 Lista Di Pietro, Giovani per il Trentino, Fassa, Inquilini e Aut. Pop.

7 Nel 1983 e nel 1998 Ai; nel 1993 Rete; nel 2003 Trentino autonomista; nel 2003 Aut.-Valli Unite, Dem. Trentino, Amm. Trentino, Pensionati, Fiamma, La Destra.

Tabella 2: Consiglio provinciale e numero di seggi attribuiti ai partiti rappresentati
(1973-2008)

Partito

1973

1978

1983

1988

1993

1998

2003

2008

Dc

21

18

16

17

9

Psdi

2

1

1

1

1

Psi

4

3

3

4

Pci-Pds-Ds

3

4

4

3

2

5

5

Pptt-Ue

3

5

Pli

1

1

1

1

Msi-Dn

1

1

1

1

1

Pri

1

1

2

1

Ns

1

Dp

1

1

1

1

Ai

2

Uatt

3

Lv

1

3

Patt

3

7

4

3

3

Lega Nord

6

3

2

6

Lat-Lc

1

La Rete

4

Rif. Com

1

Ad

1

Apt

1

Ai-Far

1

Verdi-Rif.Com

1

Civica della Margherita

8

11

An

2

1

Fi-Ccd

4

Lista Dini-Ri

1

Il Centro-Upd

4

Trentino domani

2

Ual

1

1

Leali

1

Verdi

1

1

Fi

5

Udc

2

Pdl

5

Civica Divina

1

Di Pietro

1

Pd

8

Upt

6

Totale partiti rappresentati

8

10

11

10

12

11

10

9

Totale seggi

36

36

35

35

32

32

Nota: La lista degli acronimi si trova alla fine dell’articolo.

Tabella 3: Durata delle giunte provinciali in Trentino in giorni (1973-2008)

Legislatura

Data
elezioni

Presidente
della giunta

Data inizio

Data fine

Durata giorni formazione

Durata in
carica in giorni

VII

18/11/1973

G. Grigolli

G. Grigolli

13/03/1974

10/12/1976

03/11/1976

15/03/1979

115

37

966

825

VIII

19/11/1978

F. Mengoni

F. Mengoni

F. Mengoni

16/03/1979

27/01/1981

25/11/1981

26/01/1981

24/11/1981

04/03/1984

117

1

1

682

301

830

IX

20/11/1983

F. Mengoni

P. Angeli

05/03/1984

31/10/1985

10/10/1985

16/02/1989

106

21

584

1204

X

20/11/1988

M. Malossini

G. Bazzanella

17/02/1989

05/06/1992

23/04/1992

02/03/1994

89

43

1161

635

XI

21/11/1993

C. Andreotti

C. Andreotti

C. Andreotti

C. Andreotti

03/03/1994

21/05/1996

08/09/1997

02/10/1997

07/02/1996

07/09/1997

10/09/1997

23/02/1999

102

104

1

22

706

474

2

509

XII

22/11/1998

L. Dellai

L. Dellai

24/02/1999

26/10/2001

25/10/2001

09/11/2003

94

1

974

744

XIII

26/10/2003

L. Dellai

10/11/2003

25/11/2008

15

1842

XIV

09/11/2008

L. Dellai

26/11/2008

17

Nota: * nel 1993 Solidarietà

Il punto è che, nonostante l’intensità e il protrarsi del dibattito, nessuno sapeva cosa fosse e come si costruisse un partito territoriale. Si trattava di una forza prettamente trentina o di un partito trentino federato a un partito nazionale? Era il frutto di una sorta di riforma della Margherita o un partito originale aperto anche ad altre forze del centro e del centrosinistra? In cosa sarebbe stato diverso dall’esistente Partito autonomista trentino-tirolese (Patt) o da una Südtiroler Volkspartei (Svp) “in salsa trentina”? Il dibattito sull’importanza di un partito territoriale ha portato anche alla nascita di cartelli elettorali che non hanno avuto un grande successo. Alle elezioni politiche del 2008, i partiti del centrosinistra si sono presentati nelle liste per il Senato sotto le insegne di un cartello ad hoc chiamato “Insieme per le autonomie” e alleato con il Patt, che gli elettori non hanno riconosciuto condannando il centrosinistra alla sconfitta nel collegio di Trento e favorendo così l’elezione del leghista Sergio Divina. Proprio l’esito sfavorevole dell’elezione al Senato, accompagnato dall’esito favorevole dell’elezione alla Camera, ha costretto i sostenitori del Pd a rompere gli indugi e a formare il Pd anche in Trentino. Un Pd, però, che non fosse schiacciato sul Pd nazionale in tutto e per tutto, ma che ­nascesse con l’idea di sostenere la necessità di un Pd nazionale federazione dei Pd locali.

La nascita del Pd ha aperto un profondo processo di riforma anche all’interno della Margherita. Lorenzo Dellai e l’allora segretario Giorgio Lunelli hanno quindi sciolto la Margherita dando vita all’Upt. Come ha detto il primo segretario Marco Tanas, l’Upt è “un partito che deve andare oltre i vecchi partiti e cogliere il messaggio di tanti cittadini che, schiacciati dal bipolarismo, hanno bisogno di credere in risposte concrete e affidabili… L’ambizione è quella di essere la casa di chi è stufo dell’omologazione, di chi finora era costretto a scegliere ‘il meno peggio’. Eppoi è evidente che il Pd da solo non è sufficiente a battere il centrodestra” (Battistel 2008a). D’altro canto, lo stesso manifesto fondativo dell’Upt approvato dall’Assemblea costituente il 29 agosto 2008 dichiarava di voler sviluppare una “’appartenenza alla comunità‘ in una nuova concezione politica: L’Unione per Il Trentino vuol fare tesoro e incentivare le esperienze di rete che in tutti i settori garantiscono valore aggiunto all’impegno amministrativo e sociale. L’Unione è convinta che dall’intreccio delle culture politiche democratiche e solidaristiche può e deve nascere una nuova concezione e una nuova azione, che ha il suo denominatore comune nell’’appartenenza alla comunità’. Un laboratorio dove le idealità e le storie di ognuno si possano coltivare in uno scambio continuo, per produrre innovazione ma anche per rafforzare le radici del popolarismo trentino nel solco degasperiano”.

Nella nascita dell’Upt e nel suo rapporto con il Pd ha inciso anche la presa d’atto che nelle ultime elezioni le zone rurali e quelle urbane trentine avevano mostrato comportamenti di voto in parte diversi. Nelle zone rurali è sembrato prevalere il voto più tradizionale, localistico, di coloro che, preoccupati della modernizzazione, rivendicano protezione dalle strutture pubbliche. Nelle zone urbane, invece, si è affermato il sostengo a forze più attente alla modernità, secolarizzate e laiche. In questo quadro d’insieme, il Pd avrebbe potuto ottenere consensi soprattutto nelle città, mentre l’Upt avrebbe potuto guadagnare consensi soprattutto nelle periferie. Si vedrà in seguito se questa “divisione funzionale del lavoro” abbia avuto o meno successo.

Parallelamente, sul versante di centrodestra, la nascita del Pdl nazionale ha comportato anche a Trento la fusione di Fi e An. Al contrario di quanto avvenuto nel centrosinistra, nel centrodestra la nascita del nuovo partito non è stata il frutto di una riflessione locale. Semmai è stata l’esito dell’imposizione di un’omologazione al quadro politico nazionale e in parte osteggiata dagli esponenti politici trentini (Battistel 2008b). Sia pure con tutti i limiti evidenziati, la semplificazione dell’offerta politica è stata notevole, favorendo quindi l’affermarsi di un sistema partitico simile a quello francese della “quadriglia bipolare”, ovvero un sistema in cui due alleanze (una di centrodestra e una di centrosinistra) composte da due partiti ognuna raccolgono la gran parte del consenso. È evidente che i partiti trentini non si limitano a quattro solamente. Occorre, per esempio, ricordare altri soggetti, come il Patt, l’Unione di centro (Udc), l’Italia dei valorio (Idv), i Verdi e il Partito della rifondazione comunista (Prc). Ma i quattro partiti principali e le due coalizioni che componevano erano i soli a poter sperare di riuscire nell’elezione del presidente della Provincia e, probabilmente, anche a governare il consiglio grazie al premio di maggioranza.

La nascita di questi nuovi soggetti politici ha avuto ripercussioni anche sulle scelte dei candidati alla Presidenza. Certamente, il centrosinistra aveva nel Presidente della Provincia uscente Lorenzo Dellai il suo candidato naturale. Ma la nascita del Pd ha fatto pensare a molti che si sarebbe resa necessaria un’investitura del candidato del centrosinistra tramite le primarie. Strada che, in conclusione, non è stata percorsa. Nel centrodestra, la candidatura del leghista e neo-senatore Sergio Divina è stata invece il frutto di un dibattito molto acceso, l’esito di un processo conflittuale che ha visto prevalere il senatore leghista sulla candidatura di personalità sostenute da Forza Italia (come il sindaco di Mezzolombardo, Rodolfo Borga) e non è mai stata considerata una candidatura realmente unitaria dal Pdl, in quanto considerata politicamente troppo caratterizzata.

I programmi dei due candidati erano meno diversi rispetto a quanto ci si sarebbe potuti aspettare. Probabilmente, la paura delle ripercussioni della crisi economica internazionale per il Trentino ha giocato un ruolo importante nell’avvicinare i propositi dei due candidati principali. In ogni caso, sarebbe sbagliato non enfatizzare alcuni elementi di differenza. Nel caso del programma presentato da Lorenzo Dellai, la parola chiave risultava essere “comunità”. Fin dalla premessa, Dellai sottolineava la necessità di mettere in campo una coalizione in grado di “corrispondere all’interesse della Comunità Trentina” (maiuscolo nell’originale, ndr), di attivare “i migliori talenti della comunità”, basata sulla volontà profonda di “condividere la visione del Trentino tra vent’anni… e orientare su di essa tutte le energie pubbliche, private e collettive della comunità”. Seguiva un programma dettagliato in dieci impegni fondamentali: essere soggetti di un’autonomia della responsabilità; favorire la democrazia, la trasparenza e l’efficienza della pubblica amministrazione e rilanciare il protagonismo comunitario; essere promotori del futuro dei giovani; essere oltre ogni discriminazione di genere che limiti le potenzialità delle donne; essere sostenitori degli anziani; essere partner di chi intraprende; essere amici dell’ambiente; essere affidabili nella sicurezza; essere città e valli, un unico Trentino; essere in rete col mondo.

Il programma di Divina, dal canto suo, metteva grande enfasi su aspetti come l’identità e il senso di appartenenza: occorre “rafforzare la nostra identità e il nostro senso di appartenenza per poterci meglio confrontare con gli altri, più consapevoli del nostro essere nei rapporti con altre culture, più forti e sicuri dentro il processo di globalizzazione che inevitabilmente ci coinvolge”. Ne seguivano quindi una serie di “imperativi categorici”, come l’importanza di ripartire dai valori (“non fumosi ed astratti, ma intimamente inscritti e percepiti come propri da una società e da un popolo” – p. 4), l’enfasi sulle radici cristiane e su “due principi-cardine del Magistero sociale della Chiesa”, il principio di solidarietà e quello di sussidiarietà e così via. Naturalmente, il programma di Divina dichiarava di porsi in “netta discontinuità con il passato, sia per quanto riguarda i metodi di governo, sia sotto il profilo dell’impostazione delle politiche economiche e sociali”. Il programma di Divina è stato giudicato da più commentatori (e forse in modo eccessivo) come populista, anti-istituzionale, a-democratico, illiberale (si veda tra gli altri Fabbrini 2008).

La campagna elettorale, cominciata leggermente in sordina, è cresciuta di intensità dal momento in cui l’Udc ha deciso, per la prima volta in Italia in un’elezione di una certa importanza, di allearsi con il centrosinistra. Ciò ha portato a una reazione particolarmente polemica della Ln, che ha sporto ricorso contro la presentazione della lista di candidati dell’Udc. Come ricorda la sentenza della V Sezione del Consiglio di Stato (n. 5485/08), la lista dell’Udc era stata presentata alle ore 15.14 del 25 settembre 2008 (quando la scadenza dei termini era stata fissata per le ore 12) presso l’Ufficio centrale circoscrizionale, e l’autenticazione della firma del segretaria provinciale era stata effettuata solamente alle ore 15.45 dello stesso giorno. Oltre al rispetto della scadenza temporale, l’art. 28 della legge elettorale provinciale stabilisce anche che “è vietato integrare la documentazione incompleta di una lista o sostituire la medesima dopo che sia stata consegnata la ricevuta ai presentatori”. Ricevuta che era stata già rimessa ai presentatori. La sentenza del Consiglio di Stato annullava la precedente sentenza emessa dal TAR di Trento n. 254/08, che aveva considerato non valido il ricorso leghista.

Stante la sentenza del Consiglio di Stato, le elezioni sono dovute slittare di due settimane, per dare modo di ristampare il manifesto elettorale che a norma di legge deve essere esposto quindici giorni prima delle elezioni. Ciò ha avuto la conseguenza che, per la prima volta nella storia, e nonostante quanto previsto dall’art. 48 dello Statuto di Autonomia circa l’obbligo della contestualità delle elezioni nelle due province autonome, il Trentino ha votato quindici giorni dopo l’Alto Adige.

Per quanto attiene ai profili dei candidati consiglieri, una questione che ha caratterizzato il dibattito politico nell’arco della tredicesima legislatura è stata quella relativa alla presenza femminile nelle liste elettorali. Per questo, nel luglio 2008 era stata introdotto il comma 6 bis dell’art. 25 della legge elettorale, che stabilisce che “al fine di promuovere la rappresentanza di entrambi i generi nella formazione delle candidature, in ciascuna lista di candidati nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore a due terzi del numero dei candidati della lista, con eventuale arrotondamento all’unità superiore”. Ciò ha fatto crescere la presenza di candidate di genere femminile rispetto al passato, con alcuni partiti che hanno presentato liste formate per metà da donne (tab. 4).

Tabella 4: Candidati di genere femminile per lista

Lista

Numero candidati di genere femminile

Percentuale

Inquilini case popolari

18

52,9

Verdi

17

50,0

La Sinistra

17

50,0

Giovani per il Trentino

15

44,1

Partito democratico

14

41,2

Pensionati

13

38,2

Comunisti italiani

13

38,2

Amministrare il Trentino

13

38,2

Autonomia popolare

11

37,9

Unione per il Trentino

12

35,3

Italia dei Valori

12

35,3

Fassa

12

35,3

La Destra

12

35,3

Fiamma tricolore

12

35,3

Democratici

12

35,3

Patt

11

32,4

Leali

11

32,4

Ual

11

32,4

Pdl

11

32,4

Civica per Divina

11

32,4

Lega Nord

11

32,4

Valli Unite

11

32,4

Anche la questione giovanile, sulla scia delle polemiche innestate a livello nazionale, è sembrata aver trovato una disponibilità (seppure limitata) da parte dei partiti. Non tanto in termini di età media dei candidati (47,8 anni nel centrosinistra e 48,3 nel centrodestra), quanto piuttosto in termini di liste. Per la prima volta un candidato presidente, Nerio Giovanazzi, era sostenuto da una lista, chiamata “Giovani per il Trentino”, i cui candidati avevano un’età media di 27,7 anni (tab. 5).

Tabella 5: Età media dei candidati per lista

Lista

Età media dei candidati

Pensionati

60,7

Autonomia popolare

57,9

Comunisti italiani

54,8

Italia dei Valori

52,1

Unione per il Trentino

51,3

Leali

49,9

Civica per Divina

49,7

Verdi

49,7

Pdl

49,4

Inquilini case popolari

48,4

Amministrare il Trentino

47,5

Democratici

47,2

Partito democratico

47,0

La Sinistra

46,5

Valli Unite

45,9

Lega Nord

45,6

Patt

45,1

La Destra

44,6

Fassa

44,5

Ual

43,3

Fiamma tricolore

36,2

Giovani per il Trentino

27,7

3. I risultati

I risultati diffusi il 10 novembre hanno sorpreso molti. Basti dire che il 10 novembre stesso, a urne chiuse, il quotidiano L’Adige pubblicava in prima pagina i risultati di un sondaggio svolto dall’Istituto trentino K Street per la Lega Nord una settimana prima del voto, e in linea con altri sondaggi diffusi nel corso della campagna elettorale. Secondo questi dati, i consensi al presidente uscente si aggiravano attorno al 44-46 per cento, mentre quelli al candidato del centrodestra si attestavano tra il 45 e il 47 per cento. Secondo lo stesso sondaggio, il Pd e il Pdl raggiungevano il 20 per cento dei voti, la Ln il 16-17 per cento e l’Upt un modesto 8-10 per cento.

Il responso delle urne è stato assai diverso (tab. 6 e 7). I due candidati principali sono riusciti sì a bipolarizzare lo scontro, raccogliendo il 96,5 per cento dei consensi, ma la differenza tra di loro è stata di ben 24,5 punti percentuali a favore di Dellai. Accanto all’affermazione di Dellai, l’altro elemento rilevante è che il Pd è diventato il primo partito del Trentino (21,6 per cento), seguito dall’Upt (17,9 per cento), dalla Ln (14,1 per cento) e dal Pdl (12,3 per cento). Un primo bilancio dei risultati elettorali potrebbe essere il seguente: ampia affermazione di Dellai, successo del Pd e dell’Upt (non è escluso che quest’ultimo abbia beneficiato del rinvio di due settimane del voto che ha consentito agli elettori di far conoscere meglio il nuovo simbolo), affermazione della Ln, che torna ai suoi massimi storici (e che ha approfittato dell’effetto traino del candidato alla presidenza), sconfitta del progetto del Pdl. Quest’ultimo, infatti, esce fortemente ridimensionato rispetto alle elezioni provinciali del 2003, quando Fi e An separate avevano raccolto il 17,5 per cento.

Tabella 6: Voti e percentuali di voto dei candidati presidenti

Candidato presidente

Liste a sostegno

N. voti

Percentuali

Lorenzo Dellai

Patt, Leali, IdV, Pd, Upt, Verdi, Ual

165.046

60,0

Sergio Divina

Fassa, Aut. Pop., Inq. Case Pop., La Destra, Ln, Pdl, Valli Unite, Ft, Civica per Divina

105.696

36,5

Nerio Giovanazzi

Giov. Trent., Amm. Trent.

8.401

2,9

Remo Andreolli

Democratici

5.653

1,9

Agostino Catalano

La Sinistra

3.354

1,2

Gianfranco Valduga

Com.Ital.

1.448

0,5

Tabella 7: Voti e percentuali di voto dei partiti presentati

Lista

N. voti

Percentuali

Partito democratico

59.219

21,6

Unione per il Trentino

49.035

17,9

Lega Nord

38.536

14,1

Pdl

33.597

12,3

Patt

23.336

8,5

Civica per Divina

11.832

4,3

Verdi

7.579

2,8

Italia dei Valori

7.474

2,7

Leali

6.449

2,3

Valli Unite

5.846

2.1

Democratici

5.363

2,0

Amministrare il Trentino

4.429

1,6

Pensionati

3.597

1,3

Ual

3.205

1,2

La Sinistra

3.190

1,2

Giovani per il Trentino

2.717

1,0

Fassa

1.669

0,6

Fiamma tricolore

1.652

0,6

La Destra

1.643

0,6

Inquilini case popolari

1.375

0,5

Comunisti italiani

1.373

0,5

Autonomia popolare

803

0,3

Lo studio della distribuzione territoriale del voto tramite gli strumenti offerti dalla geografia elettorale permette di fare alcune ulteriori analisi. In particolare, esso permette di rispondere, attraverso l’uso di mappe, ad alcune ipotesi rilevanti. La prima è quella secondo cui Upt e Pd si sarebbero “divisi” il consenso raggiungendo i due elettorati in parte diversi a cui si è accennato in precedenza, quello più tradizionalista delle valli (vicino all’Upt) e quello più modernizzatore delle zone urbane (vicino al Pd). La seconda ipotesi da verificare è che ciò non sarebbe avvenuto nel centrodestra, che avrebbe visto un semplice spostamento infracoalizionale di voti dal Pdl alla Ln (per un’analisi sullo spazio elettorale trentino, si veda Brunazzo et al. 2008).

Figura 1: La distribuzione sul territorio dei consensi all’Upt

Cominciamo dalla prima ipotesi. Le figure 1 e 2 rappresentano la distribuzione territoriale del voto dell’Upt e del Pd. Al variare dell’intensità del colore, varia la percentuale di voto ottenuta: più intenso è il colore, maggiore è la quantità di consensi espressi per la forza politica. Data la vicinanza programmatica di Ual e Upt, i voti di questi due partiti sono stati sommati.

Figura 2: La distribuzione sul territorio dei consensi al Pd

Come si può notare, tendenzialmente il consenso al Pd cresce dove quello all’Upt è più limitato. Il Pd risulta particolarmente forte nella Piana rotaliana, a cominciare dal Comune di Trento, nella zona di Rovereto e, più in generale, lungo l’asse dell’Adige. L’Upt prevale, invece, nelle zone periferiche, soprattutto nelle valli di Fiemme e Fassa (dove il consenso all’Unione autonomista ladina – Ual – è particolarmente marcato). La distribuzione registrata varia di poco quella già evidenziata da alcune analisi fin dalle elezioni politiche 2006 (Brunazzo 2006). Naturalmente, vi sono alcune differenze, spiegabili soprattutto se si guarda alla forza delle singole candidature. Ad esempio, il consenso del Pd nella zona di Folgaria raggiunge percentuali vicine al 50 per cento. Molto probabilmente ciò è spiegabile grazie alla candidatura di Alessandro Olivi, sindaco di quel comune. Allo stesso modo, il successo nel comune di Trento è da ricondurre almeno in parte alla candidatura del sindaco della città, Alessandro Pacher, che, con 15.337 preferenze è stato il candidato più votato.

Ciò non deve stupire. Oramai da diversi anni è evidente come gli elettori trentini scelgano strategie di voto diverse a secondo della posta in gioco. In occasione delle elezioni nazionali essi possono assumere comportamenti di voto in parte divergenti rispetto a quelli assunti nelle elezioni amministrative, perché sono in gioco questioni diverse. Lo stesso ruolo dei candidati è diverso, più evanescente nel caso delle liste bloccate in occasione delle elezioni politiche, più rilevante nel caso delle tre preferenze esprimibili in occasione delle elezioni provinciali. Naturalmente, questo non significa che i risultati siano del tutto imprevedibili. Nella stessa Trento, un elettore su tre ha confermato il suo consenso al Pd espresso già in occasione delle elezioni politiche. Di più, Upt e Pd assieme raccolgono circa il 45 per cento dei voti. Alle elezioni provinciali precedenti, Margherita e Ds erano oltre il 40 per cento, a cui, quest’anno, vanno aggiunti i voti dell’Udc, che non correva alla elezioni, ma che si era apertamente schierato a sostegno di Dellai.

Figura 3: La distribuzione sul territorio dei consensi alla Ln

La figure 3 e 4 mostrano la distribuzione del consenso ai due principali partiti del centrodestra, la Ln e il Pdl. Anche nel caso di questi due partiti sembra esservi stata una sorta di complementarietà. La Ln raccoglie consensi dove è tradizionalmente più forte, soprattutto nel Trentino orientale, nella Valsugana, per esempio, e nelle valli di Fiemme e Fassa (Brunazzo e Fabbrini 2005). Il Pdl sembra relativamente più forte nel Trentino orientale e nelle zone a forte vocazione turistica. In generale, il Pdl non supera i consensi ottenuti nel 2003 dalla sola Fi. Segno che il progetto alla base della fusione con An non è stato compreso o non è stato condiviso dall’elettorato. Probabilmente su questo risultato ha pesato in modo determinante la mancanza di una leadership chiara nel centrodestra e, soprattutto dentro Fi, incapace di scegliere in modo definitivo tra una strategia “trentina” di radicamento sul territorio (proposta dal coordinatore regionale Mario Malossini – non candidato a queste elezioni) e una strategia “nazionale”, più in linea con quella berlusconiana, sostenuta da Ettore Zampiccoli, coordinatore provinciale.

Figura 4: La distribuzione sul territorio dei consensi al Pdl

Inoltre, la scarsa indipendenza dal partito nazionale è sembrata generare una certa ambiguità nell’interpretare l’Autonomia trentina. Dato che molta parte della politica provinciale ruota attorno alle potenzialità offerte dallo Statuto speciale, questa ambiguità sembra comportare una scarsa progettualità circa le prospettive future del Trentino. Ogni qualvolta un presidente di una regione limitrofa (come il presidente del Veneto Giancarlo Galan) o, da ultimo, un ministro dell’attuale governo (come è successo con alcune dichiarazioni del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta anche durante la campagna elettorale) critica come un privilegio l’Autonomia, il partito trentino deve prenderne le distanze o fornire la “giusta interpretazione” delle sue parole.

Infine, la scelta del candidato presidente non sembra aver avvantaggiato la coalizione. In molte occasioni Sergio Divina ha dato l’impressione di voler fare una corsa più come candidato leghista che non come candidato di una coalizione di centrodestra. Le questioni legate all’immigrazione e alla sicurezza, tipici cavalli di battaglia leghisti, in Trentino sembrano avere scarsa presa sull’elettorato moderato atesino.

4. Conclusioni: il Trentino è un modello?

Per la prima volta le elezioni trentine son state considerate rilevanti per la politica nazionale. Pur non essendo venuto a Trento, anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vi ha partecipato con un’intervista pubblicata sul quotidiano locale il Trentino in cui sosteneva, tra le altre cose, che “la giunta Dellai si è […] distinta proprio per le ‘concessioni’ e i favori fatti agli enti locali che stavano dalla sua parte e alle clientele in base alla fedeltà politico-partitica […]. Nell’ultima legislatura provinciale, la gestione accentratrice ed elitaria della giunta ha portato a una progressiva sudditanza a Trento delle comunità locali, delle valli e delle cosiddette ‘periferie’, con un grave danno per gli equilibri istituzionali e politici che sono alla base dell’Autonomia speciale del Trentino” (Tassinari 2008).

Ma sono stati soprattutto i risultati che hanno aperto una discussione accesa anche sulla stampa nazionale per almeno due motivi: l’alleanza tra l’Upt e il Pd (Pd che, difficilmente, avrebbe potuto vincere se avesse deciso di “correre da solo”) e l’alleanza tra il centrosinistra e l’Udc. Lo stesso Lorenzo Dellai offre una chiave di lettura di ampia portata di questi risultati nel momento in cui dichiara:

“Qui non si è affermato un modello trentino da esportare così com’è. Parlerei piuttosto di esperienza e di laboratorio. Emergono due elementi: uno è la terri­torialità della politica. L’altro è che per un vero riformismo democratico non basta il Pd, devono scattare altre convergenze, come quella con la cultura del popola­rismo” (citato in Papayoannidis 2008).

Sulla stessa linea sembra esprimersi Enrico Letta, esponente di spicco del Pd. Partendo proprio dal caso Trentino, egli afferma:

“Il Pd non è autosufficiente e nessun partito in Italia lo sarà mai. Noi abbiamo bisogno, se vogliamo tornare al governo del Paese, di costruire alleanze […] Pensare a un’esportazione (del modello trentino, ndr.), significherebbe violentare quella realtà. Quello che è successo, però, ci fa fare riflessioni utili. Una delle più forti è che Dellai e Trento ci raccontano che è possibile una risposta di centrosinistra alla Lega […] Il nostro problema è quello di realizzare una politica che sia come un vestito fatto a mano, da cucire sul territorio, con caratteristiche diverse di volta in volta” (citato in Turco 2008).

Concorda con Dellai e Letta anche il veltroniano Giorgio Tonini:

“La specialità dell’autonomia trentina sconsiglia semplicistiche trasposizioni nazionali. Queste elezioni ci dicono tre cose. La prima è che la luna di miele di Berlusconi col Paese è finita […] La seconda è la conferma che le elezioni si ­vincono al centro […] Ma la vera, decisiva, lezione del Trentino è che se il Pd vuole vincere al nord (e quindi in Italia) alla sua capacità competitiva col Pdl deve affiancare un sistema, un arcipelago, una rete di liste civiche e di partiti territo­riali che contenda alla Lega la gestione politico elettorale del territorio” (Tonini 2008).

Quali conseguenze politiche avrà la vittoria del centrosinistra per il quadro politico nazionale è presto per dirlo. Certamente, un’attenta analisi degli elementi di continuità e di discontinuità è il presupposto per ogni ulteriore dibattito.

Riferimenti bibliografici

Battistel, Daniele (2008a). Il Pd da solo non batte la destra, in: L’Adige 16.07.2008

Battistel, Daniele (2008b). Zampiccoli in pole position, in: L’Adige, 12.10.2008

Brunazzo, Marco (2006). Elezioni: Trento assediata dalle valli, in: Questo Trentino, 8, 22.4.2006

Benati, Stefano/Brunazzo, Marco/Soldi, Francesca (2008). La sopravvivenza del centro politico: analisi dello spazio elettorale trentino nel 2006, paper non pubblicato

Brunazzo, Marco/Fabbrini, Sergio (2005). La geografia elettorale: l’egemonia democristiana, in: Leonardi, Andrea/Pombeni, Paolo (a cura di): Storia del Trentino. L’Età contemporanea. Il Novecento, Bologna: il Mulino, 255-280

Fabbrini, Sergio (2008). Sul Trentino rischio populismo, in: L’Adige, 19.10.2008

Ghezzi, Paolo (2000). “Dellai, non fuggire. È una crisi utile”, in: L’Adige, 27.07.2000

Papayoannidis, Alessandro (2008). Dellai: “Ora pensiamo alla crisi”, in: Il Corriere del Trentino, 11.11.2008

Tassinari, Giorgio (2008). “Divina è l’alternativa al malgoverno”, in: il Trentino 8.11.2008

Tonini, Giorgio (2008). Le ragioni della vittoria del Pd in Trentino, in: il Riformista, 12.11.2008

Turco, Susanna (2008). “La lezione del Trentino? Il Pd non è autosufficiente”, in: Liberal, 13.11.2008

Lista degli acronimi

Dc (Democrazia cristiana), Psdi (Partito social-democratico italiano), Psi (Partito socialista italiano), Pci-Pds-Ds (Partito comunista italiano - Partito dei democratici di sinistra - Democratici di sinistra), Pptt-Ue (Partito popolare trentino tirolese per l‘Unione europea), Pli (Partito liberale italiano), Msi-Dn (Movimento sociale - Destra nazionale), Pri (Partito repubblicano italiano), Ns (Nuova sinistra), Dp (Democrazia proletaria, nel 1993: Solidarietà), Ai (Autonomia integrale), Uatt (Unione autonomisti trentini tirolesi), Lv (Lista verde), Patt (Partito autonomista trentino-tirolese), Lat-Lc (Lega autonomia Trentino - Liste ­civiche), Rif.Com (Rifondazione comunista), Ad (Alleanza democratica), Apt (Alleanza per il Trentino), Ai-Far (Autonomia integrale - Federazione autonomista regionale), Verdi-Rif.Com (Verdi-Rifondazione comunista) An (Alleanza nazionale), Fi-Ccd (Forza Italia - Centro cristiano democratico), Lista Dini-Ri (Lista Dini - Rinnovamento italiano), Il Centro-Upd (Il Centro - Unione popolare democratica), Ual (Union autonomista ladina), Fi (Forza Italia), Ud (Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro), Pdl (Popolo della libertà), Pd (Partito democratico), Upt (Unione per il Trentino).

Abstracts

Landtagswahlen im Trentino:
plus ça change …?

Der Beitrag beschäftigt sich mit den Ergebnissen der Landtagswahl 2008 im Trentino, die erstmals zwei Wochen nach jener in Südtirol abgehalten wurde. Im ersten Teil des Beitrages wird auf das politische Angebot eingegangen: auf die kandidierenden Wahlkoalitionen, auf die Kandidaten für das Amt des Landeshauptmanns sowie auf die politischen Programme. Im zweiten Teil werden die Wahlergebnisse analysiert, wobei vor allem die territoriale Verteilung mit den Methoden der Wahlgeografie untersucht wird. Letztlich geht es im Beitrag um die Verifizierung von drei zentralen Fragen: ob die Entstehung der UpT (Unione per il Trentino) und des PD (Partito democratico) das Wahlverhalten geändert hat, ob das im Aufbau befindliche Projekt PdL (Popolo della libertà) erfolgreich war oder nicht und ob insgesamt bei diesen Wahlen Elemente der Kontinuität oder der Diskontinuität überwiegen.

Lîtes aministratives tl Trentin: plus ça change …?

L’articul se dà jö cun i resultac´ dles lîtes provinziales 2008 tl Trentin, che por le pröm iade é gnüdes tignides döes edemes do chëres te Südtirol. Tla pröma pert dl articul van ite söla oferta politica: söles coaliziuns litales che candidëia, söi candidac´ por la inc´iaria da presidënt dla Junta Provinziala sciöche inc´e söi programs politics. Tla secunda pert vëgnel analisé i resultac´ dles lîtes, olache al vëgn dantadöt ejaminé la destribuziun teritoriala cun les metodes dla geografia litala. Inultima vara tl articul dla verificaziun de trëi domandes zentrales: sce la nasciüda dla Upt (Unione per il Trentino) y dl PD (Partito democratico) à mudé jö le comportamënt lital, sce le proiet de creaziun dl Pdl (Popolo della libertà) à albü suzès o manco y sce al prevêl complessivamënter da chëstes lîtes i elemënc´ de continuité o de descontinuité.

Provincial election in Trentino:
plus ça change?

The article discusses the results of the 2008 provincial election in Trentino, that were held, for the first time two weeks after the provincial elections in South-Tyrol. In the first part, the article presents the political context: the coalitions, the candidates, the political programs. In the second part, it presents the results, and, specifically, their territorial distribution using the instruments offered by electoral geography. The article answers three different questions: has the birth of UpT (Unione per il Trentino) and PD (Partito demo­crati­co) changed the behaviour of the electorate? To what extent­ has the creation of the PdL (Popolo della libertà) been successful? In general, does electoral continuity or discontinuity prevail?