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Marco Brunazzo e Cristiano Santinello

Le elezioni provinciali 2018: la prima alternanza

Provincial elections 2018: the first alternation

Abstract The political earthquake that began with the elections in March 2018 continued to produce tremors in the provincial elections of October of the same year. For the first time since the beginning of the 1990s, the provincial administration’s leadership passed into the hands of the center-right parties.

This article analyzes the electoral results (a resounding affirmation of the Lega and its can­didate president Maurizio Fugatti), the agenda that the winners plan to implement (at the moment a little vague and characterized by, above all, the promotion of values different from the ones of the center-left coalition), and the effect of the new electoral rules on gender representation (improved, but with the need to be further “supported”).

1. Introduzione

E, alla fine, anche il Trentino cedette. Nelle elezioni provinciali del 21 ottobre 2018, la coalizione di centrodestra è riuscita a strappare l’ultimo lembo di terra che, nel Nord-Est italiano, non era mai riuscito a conquistare. Il nuovo presidente Maurizio Fugatti, sottosegretario alla Salute del governo giallo-verde guidato da Giuseppe Conte ed ex segretario della Lega Nord del Trentino, guiderà la Provincia autonoma per la XVI legislatura. Qualche dato può dare l’idea della dirompenza dei risultati. Nelle elezioni provinciali 2013, il candidato del centrosinistra Ugo Rossi era stato eletto con più del 58 % dei consensi, il Partito democratico (Pd) aveva raggiunto il 22 %, la Lega Nord (Ln) si era fermata al 6 %. Nelle elezioni 2018, Maurizio Fugatti raggiunge circa il 47 % dei consensi, il Pd si ferma al 14 % e la Lega cresce di circa 20 punti percentuali (diventando il primo partito della provincia).

In questo articolo analizzeremo i risultati di questa elezione che, se letta anche nella prospettiva dei risultati delle elezioni politiche nazionali del 4 marzo 2018, mostra come il Trentino abbia cessato di essere l’anomalia del Nord-est italiano. Guarderemo alla composizione della nuova giunta provinciale e al programma di governo che la nuova maggioranza si propone di realizzare. Infine, apriremo una parentesi sulla questione della rappresentanza di genere: un tema che ha connotato la campagna elettorale e che, anche grazie ad alcune novità introdotte nella nuova legge elettorale, ha permesso di consolidare la quota di consigliere provinciali elette anche in Trentino.

2. Il risultato

Dall’inizio degli anni Novanta, il Trentino è sempre stato un territorio che ha espresso una preferenza per il centrosinistra. Mentre il centrodestra conquistava consensi in Veneto, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia, la piccola Provincia di Trento non cedeva alle stesse sirene. Negli stessi anni, infatti, il Trentino riscopriva la sua tradizione popolare di sinistra, inaugurava l’esperienza della Margherita (poi superata da altre sigle partitiche) e fondava il centrosinistra autonomista, in cui confluiva anche il Partito autonomista trentino tirolese (Patt). La preferenza per il centrosinistra autonomista non era evidente solo a livello provinciale: essa si manifestava anche in molte elezioni comunali (a Trento, per esempio), e, ancora più significativamente in occasione delle elezioni politiche nazionali. A riprova di questo dato, può forse essere utile ricordare che, per esempio, mentre nelle elezioni politiche 2013 il centrosinistra in provincia di Trento conquistava il 31 % dei consensi riuscendo a vincere in tutti i collegi uninominali, la stessa percentuale di voto era raggiunta, in modo speculare, dal centrodestra nelle provincie limitrofe.

Il Trentino non è mai stato una provincia rossa durante la prima Repubblica. Piuttosto, è stata una provincia bianca che non ha seguito l’andamento delle ex-province bianche della fascia pedemontana. Uno dei motivi di questa differenza ricordati più di frequente era la specialità autonomistica (Brunazzo/Fabbrini 2005). Essa non solo permetteva al Trentino di gestire risorse proprie, ma anche di esercitare competenze che, in altre regioni, venivano esercitate dallo stato centrale. La specialità aveva quindi isolato in una qualche misura il Trentino dal contesto e dalle dinamiche politiche nazionali e, mentre nel resto del Nord-est nasceva la Lega Nord o primeggiava Forza Italia (FI), quegli stessi partiti facevano fatica ad imporsi a Trento: la Lega Nord non riusciva a “sfondare” come nel resto della fascia pedemontana perché proponeva un federalismo che, di fatto, in Trentino esisteva già; Forza Italia era troppo incardinata sulla figura di Silvio Berlusconi e non riusciva a dotarsi di una classe politica locale da lui autonoma. Più di recente, anche il Movimento 5 Stelle (M5S) faceva fatica ad affermarsi a causa di un mancato radicamento sul territorio. Nel centrosinistra, la già citata Margherita offriva una sponda “trentina” agli elettori moderati, il Pd trentino rimarcava la sua specificità rispetto al Pd nazionale e il Patt dava voce agli elettori (principalmente collocati nelle periferie della Provincia) particolarmente attenti alla difesa dell’identità locale.

Lo scenario che ci propongono le elezioni provinciali del 21 ottobre 2018 è del tutto diverso. Per la prima volta dal 1994 (ma, a dire il vero, nella storia trentina) assis­tia­mo ad una alternanza di governo: il nuovo presidente della Provincia è Mauri­zio Fugatti, sostenuto da una ampia coalizione che ingloba partiti come la Lega (di cui Fugatti è stato segretario provinciale), Forza Italia, Fratelli d’Italia (FdI) e una serie di liste territoriali (tab. 1 e tab. 2). Il centrosinistra, diviso e lacerato da liti interne, non riesce ad arginare l’emorragia di voti avviata già da diverso tempo e che aveva avuto il suo culmine già in occasione delle elezioni politiche nazionali del 4 marzo.

Il nuovo consiglio provinciale risulta quindi composto come riportato nella tab. 3.

L’analisi della distribuzione territoriale del voto dei partiti offre importanti indicazioni. I consensi alla Lega, come già detto, primo partito del Trentino, si distribuiscono in modo abbastanza uniforme, ma raggiungono il massimo livello in zone come la Bassa Valsugana e il Tesino, la Valle di Fiemme e la Vallagarina (Fig. 1). Il Pd, invece, conosce un po’ in tutto il Trentino una riduzione di voti, ma conferma che la sua principale zona di consenso (seppure ridotta) è costituita dai grandi comuni della Valle dell’Adige e dell’Alto Garda (Fig. 2). La distribuzione geografica del consenso del Movimento 5 Stelle mostra invece una certa complementarietà con quella della Lega: questo partito è (relativamente) più forte nelle zone dove il consenso della Lega è meno marcato (Fig. 3).

Cosa è cambiato? Quali fattori hanno permesso l’alternanza di governo? Perché nel 2018 ha vinto il centrodestra? Le cause sono molteplici, ma non hanno a che ­vedere con il malgoverno della Provincia. Infatti, nel corso della passata legislatura il Trentino, come tutto il resto del Paese, ha dovuto gestire le conseguenze di una grande crisi economica e, purtuttavia, l’economia è cresciuta più che nel resto d’Italia e il tasso di disoccupazione è stato assai più limitato (come ricordava un anno fa Pierangelo Giovanetti 2017). La sconfitta del centrosinistra rimanda più alle liti interne nella coalizione e alla “voglia di cambiamento” (qualsiasi cosa ciò significhi) che alle scelte di policy assunte. La legislatura 2013-2018 era cominciata sotto il segno della cocente sconfitta del Pd alle primarie di coalizione per l’identificazione del candidato presidente, un fatto che, molto probabilmente, ha condizionato tutta la legislatura e che ha portato alla scelta, nel 2018, di non ricandidare l’uscente pre­sidente Ugo Rossi (che è del Patt). Nelle elezioni provinciali 2018, quindi, il Patt ha corso da solo, lasciando gli alleati con cui aveva comunque governato negli ultimi dieci anni. Il Pd trentino e l’Unione per il Trentino (UpT), da parte loro, non ­hanno saputo giustificare in modo adeguato la rottura con il Patt, e la stessa scelta di Giorgio Tonini quale candidato presidente non ha segnato (al di là del risultato ottenuto) quella discontinuità che molti elettori auspicavano dopo la sconfitta del 4 marzo 2018.

Sul versante del centrodestra, Maurizio Fugatti è riuscito a tenere unita una coalizione storicamente divisa. Sono ben nove le liste che lo hanno sostenuto. Anche in questo caso, l’esito delle elezioni dello scorso 4 marzo ha avuto un ruolo: più che da una condivisione del programma il centrodestra è sembrato galvanizzato dalla possibilità dell’alternanza le cui prospettive sono risultate reali proprio in occasione delle ultime elezioni politiche.

Una breve nota, infine, sul M5S. Per quanto riguarda questo partito, la crescita del consenso (attorno al 2 % rispetto al 2013) è stata assai più limitata di quanto ­avvenuto a livello nazionale e di quanto auspicato dal partito stesso. In un territorio in cui la presenza dei gazebo nelle piazze e il rapporto diretto con l’eletto sono ancora importanti, la struttura “liquida” di un partito presente soprattutto sul web non sembra scaldare il cuore degli elettori.

Avendo superato la soglia del 40 % dei voti, il centrodestra avrà ora una maggioranza solida in Consiglio provinciale (21 consiglieri su 35). Non solo: la Lega avrà, da sola, 13 consiglieri, un risultato rilevante dal punto di vista della dimensione del successo che le permetterà senza dubbio di indirizzare in modo chiaro le scelte della maggioranza.

Il centrosinistra, da parte sua, avrà il compito difficile di risollevarsi da una crisi traumatica. Un altro elemento di comunanza con quanto sta avvenendo a livello nazionale. E, infatti, il centrosinistra non ha perso le elezioni provinciali il 21 ottobre ma il 4 marzo, in occasione delle elezioni politiche nazionali: l’aver perso clamorosamente elezioni che si davano quasi per sicure sulla base dell’andamento storico ha generato nel Pd e nei suoi alleati il “panico” per il risultato delle elezioni provinciali successive. Un “panico” che i partiti non hanno saputo gestire, limitandosi a cercare soluzioni che dessero una vaga impressione di cambiamento e a sostenere che, tutto sommato, in Trentino si sta meglio che nel resto del Paese. Insomma, per il centrosinistra, un tipico caso di teoria che si autoavvera.

3. Il programma per la XVI legislatura

Nel suo intervento programmatico in Consiglio provinciale del 27 novembre 2018, il neo-presidente Maurizio Fugatti ha esplicitato quelli che saranno gli assi portanti della sua azione di governo. Curiosamente, il neo-presidente cita relativamente spesso i due “padri” della moderna Autonomia trentina, Alcide Degasperi e Bruno Kessler, oltre a riservare anche una citazione ad Enrico Pruner, uno dei fondatori del Partito popolare trentino tirolese, probabilmente per enfatizzare che l’azione del suo governo intende fondarsi sull’autonomia, seppure declinata in modo diverso, come indicano l’allocazione delle competenze assegnate alla nuova giunta provinciale (non completa a causa dell’impossibilità momentanea di coinvolgere il consigliere Rodolfo Borga, destinato a diventare vicepresidente, ma poi deceduto nel mese di gennaio 2019).

In capo al presidente restano le competenze relative agli affari istituzionali, alla programmazione, agli affari finanziari e bilancio, al personale, agli interventi di semplificazione dell’attività amministrativa, alle società controllate e partecipate alla protezione civile e prevenzione rischi, al corpo forestale e allo sviluppo delle zone montane, ai rapporti con l’Unione europea. Il presidente intende così sottolineare alcuni dei temi caratterizzanti l’azione di governo, come la necessità di sburocratizzare i procedimenti amministrativi. Al futuro vicepresidente andranno le competenze in materia di lavori pubblici, compresi trasporti e appalti e le autonomie locali. Anche qui, la scelta è politicamente rilevante: nel suo discorso, Maurizio Fugatti dichiara chiaramente la necessità di completare la realizzazione dell’autostrada Valdastico.

“L’arteria è fondamentale – sottolinea il neo-presidente – per il colle­gamento con il Veneto e per ridurre traffico e inquinamento in Valsugana. Lo sbocco dell’arteria sulla A22 andrà elaborato con un tavolo concer­tatore tra rappresentanti di categoria, proprietari privati dei terreni e istituzioni, privilegiando l’uscita a Rovereto Sud” (Fugatti 2018).

L’Assessore all’urbanistica, con deleghe all’ambiente e cooperazione e temporanee funzioni di Vicepresidente, è il Consigliere Mario Tonina. Per la prima volta, le competenze dell’università e della ricerca vengono scisse. Il mondo della formazione e istruzione viene affidato al segretario della Lega Mirko Bisesti, che si occupa anche di progetti europei riguardanti i settori della cultura e della conoscenza. Invece, le competenze in materia di ricerca vengono assegnate ad Achille Spinelli, incari­cato anche di seguire i temi dello sviluppo economico e lavoro. Come annunciato in campagna elettorale, l’intenzione della nuova maggioranza è quella di accentuare la natura applicata della ricerca, che deve essere al servizio del mondo economico, produttivo e dei servizi.

Artigianato, commercio, promozione, sport e turismo sono competenze assegnate a Roberto Failoni, con le prime due competenze che escono dal comparto economico, in cui erano stato accorpate nella precedente legislatura per alimentare un disegno di promozione territoriale a tutto tondo. Stefania Segnana diventa invece assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia con questi due ultimi temi, anche qui, a cui viene data un’enfasi particolarmente forte. Infine, agricoltura, foreste, caccia e pesca sono assegnate per la prima volta in Trentino ad una donna, Giulia Zanotelli.

Tra i temi programmatici, Fugatti segnala la necessità di rinnovare i rapporti con l’Alto Adige /Südtirol e con l’Euregio, il ritorno alla centralità dei comuni e delle loro articolazioni, attenzione all’imprenditorialità giovanile e alle start up, la riduzione del carico burocratico e la libertà d’azione dell’impresa. In ambito sanitario, che è stato lungamente discusso nei mesi della campagna elettorale, Fugatti annuncia la riapertura del punto nascite di Cavalese e il ripristino delle guardie mediche chiuse in alcune valli. Sul tema del trilinguismo nelle scuole, molto seguito dal presidente precedente, Fugatti dichiara che

“abbiamo previsto una revisione dell’intero progetto (…): un Trentino Trilingue deve essere perseguito infatti nel rispetto delle conoscenze, ­eliminando rigidità eccessive e lasciando maggiore elasticità alle scuole. Pensiamo che la conoscenza e l’utilizzo delle lingue comunitarie possa essere raggiunta per strade diverse, anche attraverso attività aggiuntive facoltative e settimane linguistiche estive, in accordo con le scelte ­educative di ragazzi e famiglie”.

I toni del discorso diventano meno degasperiani o kessleriani quando il presidente parla di questioni su cui la Lega ha costruito molta della sua campagna elettorale. Il tema della sicurezza, per esempio, è definito “caro a questa giunta”, e viene messo in relazione al tema dell’immigrazione: “Di sicuro l’eccesso di assistenzialismo e integrazione forzata ricercato negli anni passati verrà a finire”. In altri passaggi ­Fugatti ribadisce poi la rilevanza delle tradizioni cristiane per il Trentino, rimarcando che la giunta crede nella “centralità della famiglia formata da un uomo e da una donna” e ai principi e valori cristiani:

“Questi due punti li abbiamo messi chiaramente nei principi del nostro programma di governo. Crediamo infatti che la famiglia sia una sola, quella naturale”. Egli sottolinea poi che

“avvicinandoci alle feste natalizie, non possiamo non fare presente ai responsabili delle scuole trentine che il Natale dovrebbe essere ricordato nelle scuole con l’allestimento dei presepi, simbolo della nostra millenaria storia cristiana, e che nelle classi scolastiche, come in tutti gli uffici ­pubblici, non dovrebbe mancare il crocefisso”.

L’opposizione non è stata tenera, come era normale aspettarsi, nei confronti del discorso del neopresidente stigmatizzando alcune soluzioni proposte (in particolare in tema di trasporti e costruzione di infrastrutture) ma, soprattutto, l’assenza di riferimenti ad argomenti come i rapporti con il governo centrale, la tutela dell’ambiente, le politiche fiscali e del lavoro (Consiglio provinciale cronache 2018)

4. La rappresentanza di genere

Un tema che ha caratterizzato l’ultimo scorcio della legislatura precedente e la campagna elettorale è stato quello della rappresentanza di genere, con il centrosinistra favorevole all’adozione di strumenti legislativi per favorire il riequilibrio e il centrodestra sostanzialmente contrario. Questo tema ha ricevuto da diversi anni una certa attenzione sia a Trento che a Bolzano. Infatti, già da diversi anni, i due consigli provinciali hanno introdotto nella legislazione elettorale le cosiddette quote di lista, per cui le liste dei candidati devono essere composte da rappresentanti di entrambi i generi. Nel marzo 2018, il Consiglio provinciale di Trento ha approvato una più stringente riforma in questa materia, elevando la soglia per la formazione delle liste e introducendo la doppia preferenza di genere. Secondo la nuova legge, le liste elettorali devono essere formate in egual misura da rappresentanti di entrambi i generi e una delle due preferenze esprimibili per i candidati dello stesso partito devono essere attribuite a persone di genere diverso. Detto diversamente, Trento e Bolzano hanno adottato leggi diverse in e costituiscono oggi un importante caso di studio per capire fino a che punto possiamo affidarci alla normativa elettorale per favorire un riequilibrio della rappresentanza.

Quando si parla della necessità di assicurare ad entrambi i generi pari accesso alla vita politica e istituzionale, si fa spesso riferimento a ciò che avviene nei paesi di tradizione scandinava: Svezia, Norvegia, Danimarca e, ancora, Finlandia, sono considerati esempi di attenzione e sensibilità al tema della rappresentanza femminile, sia da un punto di vista culturale che a livello legislativo. E ancor di più i paesi scandinavi vengono chiamati in causa come argomento a favore delle cosiddette “quote rosa”: uno strumento che, visto in quest’ottica sembra essersi rivelato estremamente efficace. Tuttavia, ricorrere a questo esempio per sostenere la necessità delle quote di genere può risultare

“un’operazione in qualche modo fuorviante, dal momento che, in paesi come Danimarca, Norvegia e Svezia, tale strumento venne introdotto per la prima volta solo negli anni Ottanta, quando le donne già occupa­vano circa il 20/30 % dei seggi in Parlamento e sin dagli anni Settanta si assisteva ad un incremento della rappresentanza femminile, ancor ­prima della previsione di un qualsiasi strumento legislativo”
(Dahlerup/­Freidenvall 2005, 27).

Nella tradizione nordeuropea, quindi, il cammino verso le pari opportunità si connota per un percorso fatto di piccoli passi, in modo incrementale, e solo all’ultimo momento prevede l’adozione di strumenti di legislazione positiva. Diverso è il caso di molti altri paesi (come l’Italia) che solo negli ultimi anni e solo grazie all’introduzione delle quote sono riusciti ad imprimere un’accelerazione all’ingresso delle donne in politica arrivando a superare la soglia del 30 %.

Questa differenza in qualche modo rispecchia i due differenti approcci alla tutela della rappresentanza femminile nelle istituzioni politiche. Da un lato l’approccio detto di “slow or incremental track”, che è appunto quello riconducibile ai paesi di tradizione scandinava, si caratterizza per un’ottica di lungo periodo nella quale il raggiungimento delle pari opportunità passa attraverso l’adozione di una serie di politiche volte a conseguire una piena integrazione delle donne nei vari ambiti della società, da quello economico a quello familiare e politico. In questo senso si ritiene più utile e incisivo destinare risorse a settori strategici come quello dell’educazione o del welfare, piuttosto che prevedere a livello legislativo delle quote fisse in favore delle donne, ritenute peraltro discriminatorie. Dall’altro lato l’approccio detto di “fast track”, prendendo atto del divario esistente tra donne e uomini nell’accesso alla rappresentanza politica, sceglie di porvi rimedio attraverso misure attive a carattere transitorio come l’adozione di quote di genere che contribuiscano ad abbattere le barriere strutturali esistenti tra i due sessi in un’ottica di medio/breve periodo. In questo ambito, il Trentino appare come un caso di “fast track”.

In effetti, la legge 12 marzo 2018, n.4 intitolata “Modificazioni della legge elettorale provinciale 2003 in tema di parità di genere e promozione di condizioni di parità per l’accesso alle consultazioni elettorali fra uomo e donna” introduce il meccanismo della doppia preferenza di genere e innalza le soglie per la composizione delle liste. Detto diversamente, dal 2018 le liste devono essere formate in egual misura da rappresentanti di entrambi i generi; allo stesso tempo, gli elettori possono esprimere, al momento del voto, un massimo di due preferenze purché per candidati di genere diverso. In Alto Adige la situazione è diversa: non solo non esiste la doppia preferenza di genere, ma la quota di lista da rispettare è più bassa di quella applicata in Trentino (2/3 di candidati dello stesso genere).

Come spesso succede, i risultati delle analisi non sono univoci né facilmente inter­pretabili. Una sola tornata elettorale non è sufficiente a suffragare con certezza né l’ipotesi che le quote di genere siano la panacea di tutti i mali né l’ipotesi che non servano a nulla. Tuttavia, qualcosa di analiticamente fondato si può comunque dire.

La tabella 4 riporta il numero di candidati totali e di candidate presenti nelle ­diverse liste. Come si può notare, anche laddove la presenza di candidate avrebbe potuto essere più significativa, i diversi partiti si sono sostanzialmente basati sull’adempimento della soglia minima prevista dalla legge.

La fig. 4, invece, riporta il numero di consigliere provinciali elette.

La prima cosa da notare è che l’equilibrio di genere non dipende solo dalle quote, siano esse di lista o di preferenza. Nel Consiglio provinciale di Bolzano, infatti, il numero delle elette è stato per lungo tempo più elevato di quello delle consigliere trentine a parità di legislazione elettorale. Ciò detto, una legislazione che favorisca il riequilibrio può avere effetti (perlomeno) correttivi. Per esempio, la competitività delle candidate di genere femminile (misurata attraverso uno specifico indice di competitività infragenere – Legnante et al. 2013) è cresciuta (seppur di poco) nel 2018 rispetto alle elezioni del 2013: ciò vuol dire che le candidate non vengono inserite nelle liste solo per soddisfare obblighi di legge ma che hanno cominciato a conten­dersi più seriamente con i candidati di genere maschile l’elezione. In effetti, il numero delle elette nel Consiglio provinciale di Trento è cresciuto in modo importante nelle ultime legislature, dopo l’introduzione di specifiche nuove norme in materia. Tuttavia, le analisi ci portano anche a considerare un’altra ipotesi: che non sia la normativa che, da sola, produce una maggiore rappresentanza femminile quanto il dibattito (spesso acceso) che ne accompagna l’adozione. Questo dibattito ha probabilmente l’effetto di sensibilizzare ulteriormente gli elettori già sensibili al tema, e di portare all’attenzione degli elettori più “distratti” una questione rilevante.

Sia come sia, il caso del Trentino dimostra come la normativa elettorale da sola non basti per creare riequilibrio. L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha adottato nel 2016 una risoluzione che pone l’accento anche sulle misure di accompagnamento alla vita politica, come quelle che consentano di conciliare attività politiche e vita privata; corsi di formazione alle donne in politica; incentivi per sensibilizzare i media sul tema delle donne in politica; destinazione di una parte dei finanziamenti pubblici ai partiti alle attività rivolte a promuovere la partecipazione delle donne e la loro rappresentanza politica, e molte altre (Consiglio d’Europa 2016). Insomma, di strada ne rimane da fare ancora molta.

5. Conclusioni

Dopo la vittoria alle elezioni politiche nazionali del 4 marzo 2018, il centrodestra vince anche le elezioni provinciali del 21 ottobre. Queste consultazioni permettono al Trentino di conoscere la prima alternanza di governo dall’inizio del secondo dopoguerra. Si è trattato, quindi di elezioni dal significato storico, benché, in un qualche modo, prevedibile. Negli ultimi mesi, in particolare, il consenso nazionale (e trentino) espresso a favore dei partiti di centrodestra (e della Lega, in particolare) e, con minore intensità a livello locale, al M5S è andato di pari passo con l’aumento delle divisioni nel centrosinistra nazionale e autonomista (in Trentino). Probabilmente, nemmeno un centrosinistra unito sarebbe stato in grado di vincere le elezioni provinciali, e questo non fa altro che enfatizzare ancora di più la rilevanza “sistemica” della vittoria delle liste di centrodestra. Per la nuova maggioranza comincia, adesso, la sfida del governo

Riferimenti bibliografici

Brunazzo, Marco/Fabbrini, Sergio (2005), La geografia elettorale: l’egemonia democristiana, in: Leonardi, Andrea/Pombeni, Paolo (a cura di), Storia del Trentino. L’Età contemporanea. Il Novecento, Bologna: il Mulino, 255-280

Consiglio d’Europa (2016), Risoluzione 2111 del 21 aprile 2016 “Valutare l’impatto delle misure volte a migliorare la rappresentanza politica delle donne”, Strasburgo

Consiglio provinciale cronache (2018), “Finalmente si svolta” “No, idee vecchie”, in: Consiglio provinciale cronache, n. 256, 14 dicembre 2018

Dahlerup, Drude/Freidenvall, Lenita (2005), Quotas as a “Fast Track” to Equal Political Representation for Women, in: International Feminist Journal of Politics, 7, 26-48

Fugatti, Maurizio (2018), Intervento del presidente in Consiglio provinciale, 27.11.2018

Giovanetti, Pierangelo (2017), Il Trentino-Alto Adige, in: la rivista il Mulino, www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:3935 (20.1.2019)

Legnante, Guido/Pulvirenti, Alice/Ruffino, Lorenzo (2013), La doppia preferenza di genere alla prova dei fatti. Paper preparato per la riflessione su “La doppia preferenza di genere alla prova del voto: effetti e opportunità della legge 215/2012”, Comune di Pavia, Assessorato alle Pari opportunità e Fondazione Romagnosi Pavia, Palazzo del Broletto, 14.12.2013

Lista degli acronimi.

Sigla

Nome esteso

FdI

Fratelli d’Italia

FI

Forza Italia

Leu

Liberi e uguali

Ln

Lega nord

M5S

Movimento 5 Stelle

Patt

Partito autonomista trentino-tirolese

Pd

Partito democratico

PT

Progetto Trentino

Udc

Unione di centro

UpT

Unione per il Trentino

Tab. 1: I voti ottenuti dai candidati presidente (2018)

Candidato presidente

Liste collegate

Voti ottenuti

%

Maurizio Fugatti

Lega, PT, Agire, Civica trentina, Fassa, Autonomisti popolari, FI, UdC, FdI

124.595

46,73

Giorgio Tonini

UpT, Futura 2018, Pd

67.721

25,40

Ugo Rossi

Patt

33.123

12,42

Filippo Degasperi

M5S

18.947

7,11

Antonella Valer

Leu

7.099

2,66

Mauro Ottobre

Autonomia dinamica

5.230

1,96

Roberto De Laurentis

Tre

4.015

1,51

Paolo Primon

Popoli liberi

2.384

0,89

Ferruccio Chenetti

Moviment Ladin de Fascia

1.904

0,71

Filippo Castaldini

Casapound Italia

1.247

0,47

Federico Monegaglia

Riconquistare l’Italia

350

0,13

Totale

275.012

100

Fonte: sito istituzionale della Provincia autonoma di Trento.

Tab. 2: I voti ottenuti dalle liste elettorali nel 2018, con un confronto con il risultato
ottenuto nel 2013

Lista elettorale

Voti ottenuti

%

% nel 2013

Lega Salvini Trentino

69.117

27,09

6,22

Pd

35.518

13,92

22,06

Patt

32.104

12,58

17,55

M5S

18.453

7,23

5,85

Futura 2018

17.660

6,92

Civica trentina

11.769

4,61

3,71

UpT

10.137

3,97

13,33

PT

8.251

3,23

9,03

Autonomisti popolari

7.627

2,99

-

FI

7.204

2,82

-

Agire per il Trentino

5.458

2,14

-

Udc

5.315

2,08

-

Autonomia dinamica

5.120

2,01

-

Tre

3.817

1,50

-

FdI

3.687

1,45

1,56

Leu

3.555

1,39

-

Fassa

2.490

0,98

0,83

Popoli liberi

2.285

0,90

-

L’altro trentino a sinistra

2.101

0,82

-

Moviment Ladin de Fascia

1.891

0,74

-

Casapound Italia

1.215

0,48

-

Riconquistare l’Italia

341

0,13

-

Totale

255.115

100

-

Fonte: sito istituzionale della Provincia autonoma di Trento.

Tab.3: La composizione del Consiglio provinciale di Trento, XVI legislatura

Partito

Consiglieri eletti

Lega Salvini Trentino

Ambrosi Alessia

Bisesti Mirko

Cavada Gianluca

Dalzocchio Mara

Failoni Roberto

Fugatti Maurizio

Job Ivano

Moranduzzo Devid

Paccher Roberto

Paoli Denis

Rossato Katia

Savoi Alessandro

Segnana Stefania

Zanotelli Giulia

Maggioranza

Civica Trentina

Borga Rodolfo*

Gottardi Mattia

Agire per il Trentino

Cia Claudio

Fassa

Guglielmi Luca

Autonomisti popolari

Kaswalder Walter

Forza Italia

Leonardi Giorgio

Progetto Trentino

Tonina Mario

Futura 2018

Coppola Lucia

Ghezzi Paolo

Opposizione

Partito autonomista
trentino tirolese

Dallapiccola Michele

Demagri Paola

Ossana Lorenzo

Rossi Ugo

Unione per il Trentino

De Godenz Pietro

Movimento 5 Stelle

Degasperi Filippo

Marini Alex

Partito democratico

Ferrari Sara

Manica Alessio

Olivi Alessandro

Tonini Giorgio

Zeni Luca

Fonte: sito istituzionale della Provincia autonoma di Trento.

* A seguito del decesso di Rodolfo Borga è subentrata Vanessa Masè

Fig. 1: Distribuzione voto alla LEGA –
Elezioni Provinciali 2018

Fonte: calcoli degli autori su dati ­pubblicati nel sito istituzionale della Provincia autonoma di Trento.

Fig. 2: Distribuzione voto al PD –
Elezioni Provinciali 2018

Fonte: calcoli degli autori su dati
pubblicati nel sito istituzionale della Provincia autonoma di Trento.

Fig. 3: Distribuzione voto al M5S –
Elezioni Provinciali 2018

Fonte: calcoli degli autori su dati
pubblicati nel sito istituzionale della Provincia autonoma di Trento.

Tab. 4: Le quote di lista: i candidati alla carica di consigliere provinciale nelle elezioni provinciali del 2013 e 2018

Elezioni provinciali 2013

Elezioni provinciali 2018

Trento

Bolzano

Trento

Bolzano

Quota di lista

2/3

2/3

1/2

2/3

Candidati totali

740

424

699

492

Candidate

280

157

344

162

%

37,8

37,0

49,2

32,9

Fonte: calcoli degli autori su dati pubblicati nei siti istituzionali dei due consigli provinciali.

Fig. 4: Percentuale di consigliere provinciali elette (1948-2018)

Fonte: calcoli degli autori su dati pubblicati nei siti istituzionali dei due consigli provinciali.
Nota: i dati si riferiscono alle consigliere elette all’inizio della legislatura. Non comprendono eventuali variazioni avvenute nel corso delle legislazione stessa.