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Alessia Donà

Le elezioni amministrative in provincia di Trento del maggio 2015: quali i risultati per la rappresentanza politica femminile?

Female representation in the Province of Trento after the May 2015 ­municipal elections

Abstract Over the past decade, the number of women actively involved at the local political level in Italy has continued to increase (albeit slowly), and the municipal elections held in May 2015 have confirmed this trend. This holds true for the Province of Trento as well: After the elections, 27.4 % (+6 % compared to the 2005 municipal elections) of the municipal councillors and the 12.1 % (+3 %) of the mayors elected were women. However, women are still underrepresented in the province’s local political bodies, especially in the more populated municipalities. Despite the fact that regional electoral rules prescribe (weak) instruments for a more gender-balanced structure of the municipal bodies, progress in the Province of Trento has thus far been limited. The province might be well advised to learn from the experiences of other regions, where female participation in local politics rose more rapidly due to the adoption of multiple anti-discriminatory measures (candidate quota, rules concerning the rank order and the double gender preferences). Local political debates remain divided on the issue of how to foster the gender balance in decision-making positions, and so far it appears quite unlikely that an agreement will be reached or that joint solutions will be adopted to achieve full political equality between men and women.

1. Introduzione

Nella giornata di domenica 10 maggio 2015 sono stati chiamati al voto elettori ed elettrici per rinnovare gli organi di governo locale di 141 comuni della provincia di Trento, di cui 25 con una popolazione sopra i 3.000 abitanti. Di questi ultimi, in otto si è reso necessario il secondo turno di ballottaggio nella domenica del 24 maggio. Quali sono stati gli esiti delle elezioni amministrative sul piano della rappresentanza di genere? Come si è modificato il quadro di genere rispetto alle consultazioni del 2010? E, più in generale, come si inseriscono i risultati della provincia di Trento all’interno del più ampio contesto nazionale? Cercheremo di rispondere a questi interrogativi nel corso dell’articolo. Appare importante evidenziare una rilevante limitazione nella analisi che seguirà: abbiamo infatti riscontrato che ad oggi mancano per la provincia di Trento ricerche storiche che ci restituiscano una analisi puntuale e documentata di come sia mutata nel corso del tempo la rappresentanza femminile dentro gli organi comunali. Abbiamo tuttavia cercato di superare tale limitazione facendo ricorso a fonti dirette come le schede delle elezioni comunali compilate dagli anni ’50 e archiviate presso la sede dell’Ufficio elettorale della Regione1, insieme ad articoli di stampa e altri tipi di documentazione secondaria (tra cui le elaborazioni dell’Osservatorio statistico di genere a partire dalle elezioni degli anni 2000).

L’articolo introduce la normativa in vigore per l’elezione degli organi comunali, prestando attenzione alla presenza o meno di eventuali meccanismi di azioni positive a favore di una composizione equilibrata dal punto di vista del genere. Nel secondo paragrafo si renderà conto di quelle che sono state le esperienze di alcune donne politiche trentine, in particolare verranno ricordate le prime donne a raggiungere la posizione di vertice dentro il comune e verranno ripercorse le vicende politiche del capoluogo di Trento (l’unico di cui si dispone di una completa storia politica dal secondo dopoguerra in poi) con attenzione particolare alle donne che sono state nominate assessore. Nel terzo paragrafo seguirà il resoconto dei risultati delle elezioni amministrative di maggio 2015, cercando di valutare se e come la rappresentanza di genere sia cambiata rispetto alle tornate elettorali più recenti. Nelle conclusioni si presenteranno i temi che stanno alimentando il dibattito politico locale in vista delle prossime tornate elettorali.

2. Le disposizioni per il riequilibrio di genere nei comuni del Trentino

Per le elezioni amministrative in Regione Trentino-Alto Adige fa oggi da riferimento il Testo Unico delle leggi regionali sulla composizione ed elezione degli organi delle amministrazioni comunali (d.p.reg. 1 febbraio 2005, n. 1/L), recentemente modificato dal d.p.reg. 3 aprile 2013, n. 25.

In riferimento al tema – che in questa sede ci interessa – della rappresentanza di genere a livello di organi comunali, ricordiamo che il d.p.reg. 3 aprile 2013, n. 25 ha abrogato la disposizione che era presente nel Testo Unico delle leggi regionali sull’ordinamento dei comuni della Regione autonoma Trentino-Alto Adige (d.p.reg. 1 febbraio 2005, n. 3/L), in base alla quale lo Statuto “deve” stabilire norme per assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo e donna e una adeguata presenza di entrambi i sessi nelle giunte e negli organi collegiali del comune e degli enti, aziende e istituzioni da esso dipendenti (art. 4, c. 2), disposizione che è prevista nel d.lgs. 267/2000 (art. 6 – “garantisce”).

Per quanto riguarda la composizione delle giunte, interviene la legge regionale 5 febbraio 2013, n.1 (Modifiche alle disposizioni regionali in materia di ordinamento ed elezione degli organi dei comuni) che modifica il Testo Unico regionale 1/2005 (elezione degli organi) disponendo che “la giunta comunale deve essere composta da rappresentati di entrambi i generi”; che “la rappresentanza del genere meno rappresentato deve essere garantita almeno proporzionalmente alla sua consistenza in consiglio comunale”; e che “la rappresentanza in giunta di entrambi i generi può essere garantita mediante la nomina o l’elezione di un cittadino o una cittadina non facente parte del consiglio […] anche se lo statuto comunale non prevede tale facoltà” (art. 3 bis). Inoltre, la l.r. 1/2013 stabilisce che “qualora venga nominata o eletta una giunta comunale non composta da rappresentanti dei due generi, la giunta provinciale diffida immediatamente il comune ad adeguarsi entro 30 giorni e, scaduto tale termine la giunta provinciale provvede allo scioglimento del consiglio comunale” (art. 3 bis, c. 2). Quindi, la legge regionale 1/2013 prevede espressamente, in caso di inosservanza, lo scioglimento del consiglio comunale da parte della giunta comunale; si sottolinea la differenza con gli altri comuni italiani, per i quali lo scioglimento del consiglio avviene in seguito a ricorso e decisione della magistratura amministrativa.

Le modalità di elezione del sindaco e del consiglio comunale variano a seconda della dimensione del comune, e per la provincia di Trento la discriminante è pari a 3.000 abitanti. In particolare per i comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti vige un sistema elettorale di tipo maggioritario, mentre per i comuni con popolazione superiore a 3.000 abitanti vi è una formula elettorale proporzionale corretta con premio di maggioranza (per una precisa descrizione del funzionamento dei due sistemi elettorali per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale si rinvia al saggio di Marco Brunazzo, in questo volume). È da ricordare che in riferimento alla formazione delle liste, la legge regionale prescrive che “al fine di promuovere condizioni per la parità di accesso alle cariche elettive, le liste dei candidati devono essere formate da rappresentanti di ambo i generi. In ciascuna lista di candidati nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore a due terzi del numero massimo di candidati spettanti alla medesima lista con eventuale arrotondamento all’unità superiore” (art. 45).

Si ricorda che l’elezione diretta dei sindaci è stata adottata dal 1994, dopo che anche a livello nazionale (l. 81/1993) era stata introdotta l’elezione diretta del sindaco; in questo modo è stato superato il legame di dipendenza tra, e dunque la subalternità del primo cittadino con la sua giunta rispetto al consiglio comunale (Brunazzo 2008). Prima di tale riforma le elezioni si svolgevano in tutti i comuni con un sistema elettorale proporzionale per la composizione del consiglio e successivamente venivano selezionati al suo interno il sindaco e gli assessori, rendendo in questo modo la giunta un organo istituzionalmente più debole rispetto al consiglio.

3. Le prime donne ai vertici dei comuni trentini

Dopo la presentazione del quadro normativo per le elezioni comunali, in questo paragrafo ci dedichiamo a una breve ricostruzione storica di come sia cambiata nel tempo la rappresentanza politica delle donne in Trentino, ricordando le prime (poche) amministratrici alla guida di un comune (fino alle elezioni del 1995), per poi soffermarci con più attenzione alle donne che hanno caratterizzato la vita politica del capoluogo di Trento (comune che ad oggi non è mai stato guidato da un sindaco donna).

Alla luce della documentazione disponibile2 risulta che la prima donna sindaca in Provincia di Trento sia stata Pia Borga Tomasi (1923-2012)3, eletta in data 8 giugno 1969 con la lista civica “Pace e Fratellanza” alla guida dell’amministrazione comunale di Monclassico, un piccolo comune della Val di Sole che a quel tempo aveva un corpo elettorale di 885 unità. Il comune veniva da tre anni di commissariamento a seguito delle dimissioni, avvenute nel 1966, del vecchio sindaco Luigi Boni; un gruppo di cittadini formò una lista, vennero indette le elezioni e in data 7 luglio 1969 il nuovo consiglio comunale elesse come sindaca Pia Borga, nota farmacista del paese. Pia Borga era nata a Tuenno nel 1923, aveva studiato a Cles e a Trento, fino alla laurea in farmacia nel 1947; era sposata e con due figlie. Svolse il lavoro amministrativo con impegno e passione, e per questo venne riconfermata nel 1971. Nel 1976 avrebbe voluto ricandidarsi, peraltro con ottime probabilità di successo ma, messa la questione ai voti – raccontava Pia Borga nel 2003 sulle pagine del primo numero del notiziario comunale di Monclassico “El vaso de la val” – “la famiglia reclamò sia la madre che la farmacista… e conciliare impegno amministrativo, lavoro e famiglia si presentava come impresa”. Dopo l’esperienza di Pia Borga, Monclassico non ha più eletto altre donne alla guida dell’amministrazione comunale. E per un decennio il caso di Monclassico rimase l’unica esperienza di comune a guida femminile in Trentino.

Occorre infatti aspettare fino agli anni ’80 affinché l’elezione di una donna sindaca inizi a manifestarsi in maniera più diffusa e continua, soprattutto nei comuni di piccole dimensioni, tra cui ad esempio Molina di Ledro con la sindaca Rosa Agnese, eletta per tre mandati consecutivi. Come emerge dalla tabella 1, nelle elezioni del 1980 furono elette cinque donne sindaco, una nel 1983, cinque nel 1985, sette nel 1990 (pari al 3,2 % del totale), e poi nelle elezioni del 4 giugno 1995 (con le nuove regole di elezione diretta del sindaco) furono elette 13 donne sindaco (pari al 5,5 % del totale), di cui quattro a guida di un comune con più di 3.000 abitanti. Si nota dunque una lenta ma da allora costante crescita del numero delle sindache elette, che emerge a partire dalla metà degli anni ’90 e che viene confermata anche negli anni Duemila (si veda successivo par. 3).

Tab. 1: Cronologia delle donne sindache elette in provincia di Trento (periodo 1980-1995)

Data delle elezioni

Comune

Abitanti

Partito

Cognome/nome

08.06.1980

Mezzano

1.569

Numero uno

Nicoletto Gemma

08.06.1980

Molina di Ledro

1.487

Dc

Rosa Agnese

08.06.1980

S. Lorenzo in Banale

1.107

Genzianella

Baldessari Apollonia

08.06.1980

Tenno

1.505

Dc

Bonoma Betta Maria

08.06.1980

Vallarsa

1.674

Dc

Rippa Enrica

26.06.1983

Ronzo Chienis

1.034

Dc

Gentili Franca

12.05.1985

Massimeno

88

Numero uno

Ferrazza Angela

12.05.1985

Molina di Ledro

1.408

Dc

Rosa Agnese

12.05.1985

Tenno

1.556

Dc

Bonora Anna

12.05.1985

Vallarsa

1.492

Dc

Rippa Enrica

12.05.1985

Vignola Falesina

170

Unione Civica

Motter Mariagrazia

06.05.1990

Grumes

452

Stretta di Mano

Eccli Cristina

06.05.1990

Molina di Ledro

1.408

Dc

Rosa Agnese

06.05.1990

Mori

7.924

Dc

Tranquillini Clara

06.05.1990

Ronzo-Chienis

1.034

Dc

Gentili Franca

06.05.1990

Tenno

1.556

Dc

Bonora Anna

06.05.1990

Vignola Falesina

170

Unione Civica

Motter Mariagrazia

06.05.1990

Volano

2.448

Dc

Tovazzi Luigina

04.06.1995

Cimone

506

La Torre

Marchi Silvana

04.06.1995

Cles

6.239

Intesa Progressista

Flaim Maria Pia

04.06.1995

Daiano

615

Insieme per Daiano

Bignardi Maria Laura

04.06.1995

Grumes

412

Stretta di Mano

Eccli Cristina

04.06.1995

Levico Terme

5.683

Alternativa per Levico

Fontana Loredana

04.06.1995

Mezzolombardo

5.375

Malfatti Laura

04.06.1995

Molina di Ledro

1.398

Insieme

Zecchini Angioletta

04.06.1995

Nave S. Rocco

932

Ponte con Rondini

Stenico Valer Renata

04.06.1995

Rabbi

1.478

Lista Civica

Penasa Franca

04.06.1995

Tione di Trento

3.240

Impegno civico

Cogo Margherita

04.06.1995

Torcegno

623

Torcegno

Furlan Paolina

04.06.1995

Vignola-Falesina

111

Unione Civica

Motter Mariagrazia

04.06.1995

Volano

2.470

Centro Autonomista Popolare

Tovazzi Luigina

Fonte: Ufficio elettorale della Regione Autonoma Provincia di Trento (1980, 1985, 1990,1995)

Attingendo ai dati storici riferiti al Comune di Trento, appare interessante approfondire la storia politica del capoluogo trentino, dove si conferma il carattere proprio della relazione tra donne e politica locale (Brunelli 2010) secondo cui la presenza delle donne è inversamente proporzionale alla centralità delle istituzioni, e cioè: al crescere del livello gerarchico (comune, provincia, regione) e all’aumentare delle dimensioni del comune diminuisce la presenza delle donne. Infatti, mentre un piccolo comune periferico aveva eletto una donna come prima cittadina già negli anni ’60 del secolo scorso, per quanto riguarda il Comune di Trento le donne hanno raggiunto le sole cariche di consigliera e di assessora. In particolare, nel corso dei tre decenni degli anni ’50, ’60 e ’70 tre sono state le uniche protagoniste femminili dapprima elette dentro il consiglio comunale e poi nominate assessore in giunta comunale. Queste tre donne erano appartenenti al mondo cattolico e aderenti al partito della Democrazia Cristiana (si ricorda che il Trentino apparteneva alla cosiddetta “zona bianca”, dove la subcultura dominante era fortemente influenzata dalla Chiesa e dal mondo associativo cattolico e il partito egemone era la Democrazia Cristiana; Brunazzo e Fabbrini 2005) e hanno gestito in continuità dagli anni ’50 agli anni ’70 l’assessorato per l’assistenza, la sicurezza sociale e la sanità. In ordine cronologico, furono nominate assessora Ottilia De Nicolò, Giuseppina Bassetti e Agnese Fiorentini. Ottilia De Nicolò (08.08.1909-21.05.1974)4 è stata assessora all’assistenza durante la giunta Nino Piccoli I (nominata il 13.06.1951) e II (nominata il 28.06.1956), legando il suo nome, fra l’altro, all’istituzione dell’Opera Bonomelli e contribuendo in modo determinante alla realizzazione del Villaggio SOS e del Centro “Santi Angeli”. Dopo De Nicolò, la giunta Piccoli III (nominata in data 30.06.1960) nominò assessora all’assistenza Giuseppina Bassetti (1910-1982), tra i fondatori delle Acli trentine durante il secondo dopoguerra e del Centro di aiuto alla vita nel 1978 a Trento; dopo l’esperienza in comune venne eletta nel consiglio provinciale di Trento e in giunta nominata assessora alle attività sociali e alla sanità. A seguire, fu nominata assessora Agnese Fiorentini (01.02.1913-07.06.2008), presidente della Croce Rossa e figura di spicco del C.I.F. (Centro Italiano Femminile), nelle successive giunte Edo Benedetti I (nominata in data 27/07/1964, con competenza per assistenza, igiene e sanità), Benedetti II (nominata il 26.08.1969) e Benedetti III (nominata in data 14.12.1972), con competenza in temi di sicurezza sociale ed edilizia popolare. La giunta Giorgio Tononi I nominata in data 22.01.1975 nominò ancora Fiorentini assessora alla sicurezza sociale, all’igiene, alla sanità e alla difesa dell’ambiente, e di lì a poco la nuova giunta Tononi II (18.06.1975) le affidò la sola competenza in sicurezza sociale e sanità, poi riconfermata nella Tononi III (06.04.1977), nella Tononi IV (11.07.1977) e nella Tononi V (23.05.1979). Con la giunta Tononi VI (02.09.1979) scompare la presenza di una donna in giunta, e così nelle successive amministrazioni Tononi VII (03.04.1981), Tononi VIII (10.12.1981), Adriano Goio (28.06.1983), Goio II (23.03.1984), Goio III (30.07.1985), Goio IV (04.07.1986), Goio V (04.01.1989). Con la giunta Lorenzo Dellai I (29.06.1990-25.03.1993), l’esecutivo comunale segna la discontinuità con la composizione esclusivamente al maschile a seguito della nomina di tre assessore (Paola Vicini Conci della Democrazia Cristiana per la cultura, Rosanna Carrozzini del Psi per la pubblica istruzione e biblioteche e Oliva Berasi dei Verdi per il decentramento), e da allora – anche se in maniera scostante (la giunta Dellai II del 25.03.1993, ad esempio, tornò ad una composizione di soli uomini) – la giunta comunale di Trento ha registrato la partecipazione di almeno una donna (l’attuale giunta Andreatta in funzione dal 27.05.2015 si compone di 7 assessori/e di cui tre donne).

4. I risultati delle elezioni del 10 maggio 2015

In questo paragrafo riportiamo gli esiti della tornata elettorale del maggio 2015, e cerchiamo di valutare l’andamento per quanto riguarda la presenza delle donne negli organi di governo locale rispetto alle passate elezioni. Nel maggio 2015 hanno rinnovato i propri organi 141 comuni, e le elezioni hanno portato i seguenti risultati: in due comuni (Predazzo e Volano), dei 25 con popolazione superiore a 3.000 abitanti, sono state elette due sindache. Nei 116 comuni con meno di 3.000 abitanti sono state 15 le donne elette sindache (si vedano i dettagli in tab. 2). Inoltre sono state nominate 196 assessore, di cui 42 vicesindaco.

Tab. 2: Le sindache elette alle elezioni provinciali di Trento nel maggio 2015, distinte per comuni con popolazione superiore o inferiore a 3000 abitanti

Comune

Abitanti (inferiore/­superiore a 3.000 abitanti)

Nominativo

Predazzo

Superiore a 3.000 ab.

Bosin Maria

Volano

Superiore a 3.000 ab.

Furlini Maria Alessandra

Bresimo

Inferiore a 3.000 ab.

Dalla Torre Mara

Cavedine

Inferiore a 3.000 ab.

Ceschini Maria

Croviana

Inferiore a 3.000 ab.

Ricci Laura

Isera

Inferiore a 3.000 ab.

Rigotti Enrica

Mazzin

Inferiore a 3.000 ab.

Dallago Nicoletta

Revò

Inferiore a 3.000 ab.

Maccani Yvette

Ronzo Chienis

Inferiore a 3.000 ab.

Benedetti Piera

Rumo

Inferiore a 3.000 ab.

Noletti Michela

S. Michele all’Adige

Inferiore a 3.000 ab.

Sandri Clelia

Sarnonico

Inferiore a 3.000 ab.

Abram Emanuela

Sfruz

Inferiore a 3.000 ab.

Biasi Elena

Stenico

Inferiore a 3.000 ab.

Mattevi Monica

Tesero

Inferiore a 3.000 ab.

Ceschini Elena

Torcegno

Inferiore a 3.000 ab.

Campestrini Elena

Valdaone

Inferiore a 3.000 ab.

Pellizzari Ketty

Per quanto riguarda la composizione del consiglio comunale secondo i dati dell’Ufficio Pari Opportunità della Provincia di Trento, in quattro comuni la percentuale di donne e uomini è risultata pari (50 %); in 27 comuni la percentuale femminile in consiglio comunale ha superato il 40 per cento; in 28 comuni la presenza femminile rappresenta esattamente un terzo di tutto il consiglio. Nei restanti 81 comuni votanti la presenza femminile non è arrivata al 30 per cento e in 25 casi è rimasta sotto il 20 per cento.

Come è mutata la rappresentanza di genere nei comuni trentini dopo le elezioni del maggio 2015? Se prendiamo in esame i risultati delle elezioni comunali avvenute nel periodo 2000-2015 (tab. 3) si nota in maniera evidente come la presenza di donne sia aumentata nel corso degli anni a livello di candidature, di sindache e di consigliere elette. Questi dati confermano che le donne trentine partecipano di più alla vita politica attiva, non si tratta dunque di esperienze rare e solitarie ma si inseriscono in un contesto storico e culturale più generale in cui i temi della partecipazione, della rappresentanza femminile e della qualità delle democrazia si collegano tra di loro e alla emergente consapevolezza che non promuovere un’equa rappresentanza tra uomini e donne nelle istituzioni politiche sia una forma di discriminazione contro le donne. Tuttavia tale consapevolezza da sola non basta, poiché per rendere plurale un contesto storicamente monopolizzato dagli uomini (come appunto la politica) le ricerche concordano che siano fondamentali delle strategie di azione positiva che in maniera più o meno incrementale vadano ad intaccare “il club dei soli uomini”. E in questo senso è stata importante come spinta verso la democrazia paritaria la norma che ha introdotto una quota di genere nella composizione delle liste (vd. par. 1).

Tab. 3: Confronti tra i risultati delle ultime tornate elettorali nei comuni trentini

Candidati/e

Sindaco/a

Consiglieri/e*

F

M

% F

F

M

% F

F

M

% F

2000

1.859

5.149

26,5 %

8

197

3,9 %

478

2.532

15,9 %

2005

2.916

5.781

33,5 %

13

191

6,4 %

723

2.265

24,2 %

2010

2.988

5.695

34,4 %

26

178

12,7 %

785

2.206

26,2 %

2015

2.265

4.179

35,1 %

17

123

12,1 %

559

1.481

27,4 %

*Comprende il sindaco in carica

Fonte: Osservatorio Pari Opportunità della Provincia autonoma di Trento (ottobre 2015)

Secondo l’Osservatorio Pari Opportunità, i numeri della rappresentanza di genere nei comuni della provincia di Trento sono i seguenti (con dati aggiornati a luglio 2015): 29 sindache (14 %) e 180 sindaci (86 %); 784 consigliere (29 %) e 1891 consiglieri (71 %); 297 assessore (34 %) e 585 assessori (66 %). Occorre tenere presente che è in corso un processo di fusione tra i comuni, per effetto della cosiddetta “legge Delrio” (l. 56 del 7 aprile 2014), che in Trentino ha portato alla soppressione di sette comuni con la creazione di tre nuovi macro-comuni nel 2015 e dal primo gennaio 2016 porterà alla soppressione di 49 comuni e la creazione di 17 nuovi macro-comuni con la conseguente esigenza di indire nuove elezioni amministrative. E chissà se il processo di aggregazione tra comuni di piccole dimensioni a favore di un unico comune di medie dimensioni inciderà ancora negativamente sulla rappresentanza femminile negli organi politici.

Facendo ora un confronto con il resto d’Italia, la provincia di Trento – seppur meglio posizionata rispetto a quella di Bolzano – si colloca nella graduatoria delle province per numero di comuni amministrate da donne5 in cinquantesima posizione, assai lontana dai primi posti di Gorizia e Ferrara dove si registrano percentuali intorno al 30 per cento di donne sindache. In generale il Trentino si colloca tra le province meno rappresentative delle donne per quanto riguarda la carica più importante, e ciò a conferma di una criticità che persiste (Brunazzo 2008) e che a detta di molti avrebbe bisogno dell’intervento di ulteriori misure di azioni positive per permettere lo svolgimento di elezioni in cui uomini e donne abbiano eque possibilità di accedere agli organi elettivi, e le donne dunque possano realmente ambire a rappresentanza non solo simbolica ma sostanziale (Dahlerup 1988).

Resta comunque il fatto che a differenza di quanto accaduto a livello centrale, dove dopo le elezioni nazionali del 2013 si sono formati un parlamento e un governo composto in maniera significativa di donne (Donà 2014), gli enti locali appaiono arene maggiormente resistenti ad aprirsi alla partecipazione femminile. Secondo una ricerca sui comuni italiani che fotografava la situazione nel 2013 (Cittalia 2013) l’incidenza delle donne sul totale degli amministratori è pari al 21,5 per cento; inoltre vi è nei comuni una evidente segregazione verticale della presenza femminile nelle amministrazioni: le donne infatti registrano una presenza maggioritaria tra le cariche inferiori (assessore e consigliere), mentre incontrano difficoltà a rompere il cosiddetto “soffitto di cristallo” e raggiungere posizioni apicali, per la stragrande maggioranza riservate agli uomini. Fra i sindaci, infatti, le donne rappresentano solo l’11,8 per cento. La categoria dove l’incidenza femminile all’interno della singola carica è maggiore è quella delle donne assessore (23,7 %), ma se accorpiamo le cariche di presidente del consiglio e consigliere, è in tale categoria che si registra la quota maggiore (38,1 %). Tali dati sono stati confermati anche nell’anno 2014, con un percentuale di donne che ricoprono la carica di sindaco pari al 13 per cento (Annuario Istat 2015).

Il livello locale è diventato un livello di analisi importante al pari di quello nazionale, poiché gli enti locali hanno assunto autonome capacità decisionali e ge­stio­nali su una pluralità di settori (servizi, infrastrutture, scuole, tasse …) rendendoli attori cruciali con un proprio sistema istituzionale e una propria comunità di riferimento. In riferimento a tale livello, quali sono le caratteristiche della partecipazione e rappresentanza politica delle donne? Le (poche) ricerche condotte in Italia circa la relazione tra donne e politica locale (si ricordano in particolare gli studi su alcune esperienze regionali di Del Re 2004; Vingelli 2015) confermano che al crescere dell’ampiezza del comune diminuisce progressivamente la quota di donne sindaco (tab. 4): se nei comuni con meno di 2.000 abitanti la percentuale di sindache è pari a 44,8 per cento, la percentuale scende al 14,3 per cento nei comuni tra i 5.000 e 9.999 abitanti, fino a scendere allo 0,47 per cento nei comuni con più di 60.000 abitanti.

Tab. 4: Donne sindache al variare della dimensione demografica del comune in Italia

Classi ­demografiche

Numero comuni
con sindaci donne

Popolazione residente
(Istat 2015)

v.a.

%

v.a.

%

0-1.999

481

44,79

458.088

8,65

2.000-4.999

310

28,86

1.022.211

19,30

5.000-9.999

154

14,34

1.093.478

20,65

10.000-19.999

85

7,91

1.166.077

22,02

20.000-59.999

39

3,63

1.143.097

21,59

60.000-249.999

5

0,47

412.220

7,78

Italia

1.074

100 %

5.295.171

100 %

Fonte: elaborazione Ancitel 2015 (www.comuniverso.it/index.cfm?menu=118)

Tale fenomeno è confermato anche in Trentino: infatti i cinque comuni più popolosi della provincia Trento6 (Trento con 117.304 abitanti, Rovereto con 39.000 abitanti, Pergine Valsugana con 21.117 abitanti, Arco con 17.371 abitanti, Riva del Garda con 16.859) non hanno mai eletto una donna sindaca. Sulle ragioni di questo fenomeno mancano indagini che ci possano fornire una chiave di lettura. Possiamo ipotizzare che nei comuni più piccoli, poiché le candidature generalmente non passano attraverso i partiti tradizionali, la possibilità di presentarsi attraverso l’organizzazione di liste civiche, dotate di strutture agili, flessibili e aperte, a diretto contatto con il corpo elettorale locale (e per questo forse meno affette da culture organizzative patriarcali proprie dei partiti tradizionali), rappresenti un contesto maggiormente favorevole alla promozione delle candidature femminili. Al contrario nei comuni più grandi (considerati anche più prestigiosi politicamente), la complessità della campagna elettorale richiede certamente una macchina partitica consolidata e ciò giustifica il ruolo primario dei partiti politici tradizionali nell’organizzare la competizione elettorale, con ricadute negative poi sul piano della capacità di reclutare e promuovere amministratrici.

5. Conclusioni. Verso una democrazia paritaria a livello locale?

In questo articolo abbiamo discusso i risultati delle elezioni amministrative del maggio 2015 in riferimento al processo storico che ha segnato il cammino della rappresentanza politica delle donne a livello di governo locale in Trentino. Possiamo concludere che in Trentino la presenza delle donne nei comuni continua a crescere anche se in maniera più lenta rispetto al quadro nazionale.

Leggi nazionali in materia di pari opportunità tra donne e uomini sono state approvate per offrire nuovi strumenti al fine di promuovere il riequilibrio della rappresentanza di genere nelle amministrazioni locali e per combattere le forme più eclatanti di sottorappresentazione di genere negli organi di regioni ed enti locali. Tra queste leggi, si ricorda la l. 215/2012, che ha introdotto la “doppia preferenza di genere”: a partire dalle elezioni amministrative di maggio 2013, i cittadini e le cittadine dei comuni italiani appartenenti a regioni a statuto ordinario e con una popolazione superiore a 5.000 abitanti possono esprimere due preferenze per i consiglieri comunali, purché riguardanti candidati di sesso diverso, a pena di annullamento della seconda preferenza. La legge inoltre prevede la cosiddetta “quota di lista”, che fa sì che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in lista per oltre due terzi del totale dei candidati: “Nelle liste dei candidati nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore a due terzi; peraltro, solo nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, il mancato rispetto della quota può determinare la decadenza della lista”. Le tornate elettorali amministrative che si sono realizzate secondo i dettami della nuova norma hanno registrato un aumento nel numero di donne che hanno raggiunto la carica di sindaco (la percentuale è aumentata dall’11,3 per cento del 2013 a quella attuale del 14 per cento), restituendo la situazione fotografata dalla tabella 5.

Tab. 5: Amministratori e amministratrici comunali per sesso in valori assoluti (e percentuali), dati aggiornati al 06.11.2015

Popolazione
inferiore
a 15.000 abitanti

Popolazione
superiore
a 15.000 abitanti

Percentuale nazionale

Carica

U

D

U

D

D

Sindaco

6.028 (86)

983 (14)

603 (90)

65 (10)

14 %

Commissario prefettizio

9 (100)

0 (0)

2 (100)

0 (0)

Commissario straordinario

86 (100)

0 (0)

25 (100)

0 (0)

Sub commissario prefettizio

1 (100)

0 (0)

Commissario regionale

1 (100)

0 (0)

Commissione straordinaria

26 (100)

0 (0)

12 (100)

0 (0)

Vicesindaco

2.760 (77)

823 (23)

274 (69)

124 (31)

Vicesindaco non di origine elettiva

124 (69)

57 (31)

Vicesindaco elettivo in Valle d’Aosta

28 (85)

5 (15)

0 (0)

1 (100)

Assessore

9.767 (65)

5.189 (35)

2.172 (63)

1.261 (37)

35 %

Assessore non di origine elettiva

1.157 (62)

711 (38)

16 (100)

0 (0)

Assessore supplente

2 (67)

1 (33)

Vicesindaco supplente non di origine elettiva

1 (100)

0 (0)

Vicesindaco supplente

7 (88)

1 (22)

1 (100)

0 (0)

Vicesindaco reggente

18 (86)

3 (14)

5 (100)

0 (0)

Presidente del consiglio

487 (76)

154 (24)

298 (82)

67 (28)

Vicepresidente del consiglio

225 (60)

150 (40)

197 (77)

58 (23)

Delega funzioni da parte del sindaco

288 (74)

99 (26)

Delega funzioni da parte del sindaco - vicesindaco

327 (75)

110 (25)

Consigliere

50.029 (70)

20.935 (30)

9.685 (76)

3.012 (24)

29 %

Consigliere - candidato sindaco

2.333 (80)

571 (20)

791 (84)

148 (26)

Consigliere supplente

10 (59)

7 (41)

5 (63)

3 (37)

Delega funzioni da parte del sindaco - vicesindaco reggente

1 (100)

0 (0)

Fonte: Ministro dell’Interno, Anagrafe Amministratori Locali e Regionali, 2015
(Statistiche http://amministratori.interno.it/AmmStat.htm)

Nonostante i recenti interventi legislativi, si continua ad assistere alla formazione di giunte regionali, provinciali e comunali composte in contraddizione con i prin­cipi dettati dall’art. 51 della Costituzione e delle diverse disposizioni contenute in moltissimi statuti di regioni ed enti locali, con cui si impone ai rispettivi organi di vertice (presidenti e sindaci) di garantire un’equilibrata presenza di genere nelle rispettive giunte.

Il livello locale sembra dunque resistere al cambiamento, e il Trentino appare essere un contesto particolarmente più resistente di altri nei confronti della realizzazione della piena cittadinanza tra uomini e donne e dunque della democrazia rappresentativa in senso paritario. Ricordiamo infatti che due mesi prima delle elezioni del maggio 2015, in sede di consiglio regionale venne discussa e stralciata la proposta di introdurre anche in Trentino la doppia preferenza di genere, ovvero la disposizione che mirava a riconoscere valida la seconda preferenza solo se espressa per un candidato di genere diverso rispetto al primo. La proposta era stata (ri)presentata (dopo la mancata approvazione a dicembre 2014 in sede di discussione della legge di riforma dell’ordinamento comunale) dalle consigliere regionali del Pd Ferrari, Borgonovo Re e Plotegher7, con il sostegno di rappresentanti del mondo economico e della società civile. Il testo aveva come obiettivo quello di allineare la normativa regionale per le elezioni dei comuni della provincia di Trento a quella delle altre regioni ordinarie, prevedendo l’introduzione di una seconda misura di azione positiva, oltre le quote di genere di lista, per rafforzare la possibilità per le donne di essere elette. La proposta fu bloccata dall’ostruzionismo delle minoranze trentine e altoatesine, rendendo impossibile discutere e approvare il testo entro il mese di febbraio, in tempo per essere applicata alle elezioni del maggio 2015.8

Resta dunque aperta la questione di quando il Trentino si doterà di strumenti per realizzare la democrazia paritaria, sia tramite nuove norme per le elezioni comunali (di competenza del consiglio regionale, dove il dibattito sulle preferenze di genere verrà ripreso9) sia tramite nuove norme per le elezioni provinciali (di competenza del consiglio provinciale, dove l’iter legislativo di due proposte per l’inserimento della preferenza di genere è attualmente in corso10). Tali strumenti di azione positiva servono a forzare quei sedimentati contesti a monopolio/egemonia maschile al fine di rendere possibile anche per le donne di essere elette con numeri non da mera rappresentanza formale, e cioè tali da permettere alle donne di incidere sui processi decisionali quotidiani (Dahlerup 2005). Le quote di genere nella formazione delle liste delle persone da candidare, assieme alla cosiddetta doppia preferenza di genere, appaiono nel dibattito in corso gli strumenti legali minimali per garantire la equa partecipazione di uomini e donne alla vita politica dei comuni.

Una delle finalità delle norme è quella di garantire il vivere insieme di una comunità, incentivando comportamenti virtuosi e punendo i comportamenti disfunzionali per il benessere di quella comunità e dei suoi componenti. E dunque le norme servono anche per disegnare prospettive di sviluppo, incentivando quelli che vengono considerati i buoni comportamenti qualificanti di un/a good citizen e dunque portano alla realizzazione di una good democracy. Le norme possono dunque incidere su valori, prassi, consuetudini, in termini più generali sulla cultura. In Trentino (e più in generale in Italia) la necessità delle norme a favore della democrazia paritaria appare vieppiù giustificata dalla forte resistenza di una cultura (politica e non solo) maschilista diffusa, che rifiuta di interpretare il ruolo della donna oltre i confini della sfera domestica.11

Note

1 Desidero ringraziare Emanuela Baroni e Walter Dorigoni dell’Ufficio elettorale della Regione Trentino-Alto Adige per la collaborazione e il supporto nel mettermi a disposizione testi e materiale di archivio.

2 Si segnala che la documentazione presso l’Ufficio elettorale della Regione Trentino-AltoAdige riporta per ogni comune il nome dei/delle consiglieri/e eletti/e la composizione della giunta comunale con indicati gli incarichi di sindaco/a e assessore/a a solo a partire dalle elezioni del 1969; le informazioni relative agli anni precedenti non sono pertanto disponibili a livello di Ufficio elettorale, e la maggior parte dei comuni non dispongono di un proprio archivio storico. Il Comune di Trento è uno dei pochi che nella sezione Statistiche e dati elettorali del sito rende disponibile informazioni a partire dalle elezioni comunali del 1945. www.comune.trento.it/Aree-tematiche/Statistiche-e-dati-elettorali/Elettorale.

3 Corriere del Trentino. http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/trento/cronaca/2012/12/18/news/l-addio-a-pia-borga-la-prima-donna-sindaco-1.6220562 (ultimo accesso in data 14.12.2015).

4 Notizie tratte da articolo di Floriana Tagliapietra, in “Camminiamo Assieme”, mensile dell’Azione Cattolica trentina, giugno 2009, anno III n. 6, p. 18. www.azionecattolica.trento.it/wp-content/uploads/
2015/04/cigiugno09.pdf.

5 Si rinvia al sito www.comuniverso.it/index.cfm?Graduatoria_province_per_donne_Sindaco&menu=213 (ultimo accesso in data 17.12.2015).

6 Dati Istat aggiornati al 01.01.2015, fonte Tuttitalia.it: www.tuttitalia.it/.

7 “salto.bz”, 08.02.2015. www.salto.bz/de/article/07022015/la-volta-buona-la-doppia-preferenza-di-genere.

8 Luisa Maria Patruno, “L’Adige”, 12.02.2015.

9 “Trentino”, 27.09.2015. http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/trento/cronaca/2015/09/27/news/preferenze-­rosa-noi-andiamo-avanti-1.12168726.

10 Giornale on line del Consiglio della Provincia autonoma di Trento, 19.05.2015. www.consiglio.provincia.tn.it/news/giornale-online/articoli/Pages/201505191850.aspx.

11 Si ricorda a riguardo l’intervista del sindaco di Cloz al “Trentino”, 20.08.2015. http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/trento/cronaca/2015/08/20/news/il-sindaco-di-cloz-le-donne-a-me-piacciono-nel-letto-
­1.11954595.

Riferimenti bibliografici

Brunazzo, Marco (2008). Sindaci, consigli comunali e leggi elettorali. Uno studio sul caso trentino, relazione presentata al convegno internazionale “Qualità della democrazia, partecipazione e governance”, Trento (Italia), Provincia Autonoma, 23-24 maggio 2008

Brunazzo, Marco/Fabbrini, Sergio (2005). La geografia elettorale: l’egemonia democristiana, in: Leonardi Andrea/Pombeni Paolo (a cura di). Storia del Trentino. L‘età contemporanea: il Novecento, Bologna: Il Mulino, 255-280

Brunelli, Giuditta (2010). Donne e politica, Bologna: Il Mulino.

Cittalia (2013). La rappresentanza di genere nelle amministrazioni comunali italiane, Cittalia Fondazione Anci Ricerche

Dahlerup, Drude (1988). From a small to a large minority: Women in Scandinavian politics, in: Scandinavian Political Studies, vol. 11 (4), 275-298

Dahlerup, Drude (2005). Introduction, in: Dahlerup, Drude (a cura di) (2005). Women, Quotas and Politics, London and New York: Routledge, 3-31

Del Re, Alisa (2004). Quando le donne governano le città, Milano: Franco Angeli

Donà, Alessia (2014). I diritti delle donne in un paese conservatore, in: Fusaro, Carlo/Kreppel, Amie (a cura di). Politica in Italia 2014. I fatti dell’anno e le interpretazioni, Bologna: Il Mulino, 291-306

Istat (2014). Annuario statistico italiano 2014, Istituto nazionale di statistica: Roma

Vingelli, Giovanna (2015). Genere e partecipazione politica. Rappresentanza formale e sostanziale in Italia e in Calabria, in: Magaraggia, Sveva/ Vingelli, Giovanna (a cura di). Genere e partecipazione, Milano: Franco Angeli, 95-112

Ufficio elettorale della Regione Autonoma Provincia di Trento (1980), Elezioni Comunali 1985 e composizione degli organi. Provincia di Trento

Ufficio elettorale della Regione Autonoma Provincia di Trento (1985), Elezioni Comunali 1985 e composizione degli organi. Provincia di Trento

Ufficio elettorale della Regione Autonoma Provincia di Trento (1990), Elezioni Comunali 1990 e composizione degli organi. Provincia di Trento

Ufficio elettorale della Regione Autonoma Provincia di Trento (1995), Elezioni Comunali 1995 e composizione degli organi. Provincia di Trento

Siti web consultati

Anagrafe Amministratori Locali e Regionali, Statistiche: http://amministratori.interno.it/AmmStat.htm

Normativa di riferimento per le elezioni comunali: www.regione.taa.it/elettorale/modulistica.aspx

Processi di fusione dei comuni www.tuttitalia.it/variazioni-amministrative/nuovi-comuni-2016/

Risultati elezioni comunali della provincia di Trento, maggio 2015: www.elezionicomunali.tn.it/index1turno.html